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Borsa svizzera: chiude in rialzo, SMI +0,63%

Ancora una seduta positiva per la borsa svizzera, che oggi si è mossa in controtendenza rispetto ad altre piazze europee grazie al dinamismo di Roche e a un allentamento della tensione sul fronte valutario.

L'indice dei valori guida SMI ha chiuso a 9358,09 punti, in progressione dello 0,63% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI ha guadagnato lo 0,50% a 9437,72 punti.

Il mercato è stato a lungo caratterizzato da un atteggiamento esitante. I risultati trimestrali pubblicati dai grandi gruppi internazionali non offrono un quadro unitario e l'incertezza riguardo agli sviluppi in Grecia spinge molti investitori a dar prova di prudenza. Un certo sostegno è però giunto dal calo del prezzo del petrolio, dopo che l'Arabia Saudita ha annunciato la fine dei suoi attacchi aerei in Yemen.

Sul fronte interno va segnalato l'improvviso rafforzamento dell'euro, che ha guadagnato oltre un centesimo, sfiorando 1,04, dopo la decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di ridurre la cerchia dei titolari di conti giro esentati dal versamento di interessi negativi. Una mossa interpretata come il segnale di possibili ulteriori giri di vite.

Il listino elvetico è stato trainato da Roche (+1,83% a 278,80 franchi), che ha pubblicato ottime cifre trimestrali in relazione al fatturato. Il settore farmaceutico gode peraltro di buona salute, come testimoniato anche da Novartis (+1,01% a 100,20 franchi) - che informerà a sua volta domani sull'andamento degli affari - e Actelion (+0,49% a 123,60 franchi), brillante già ieri.

Hanno chiuso in rialzo i valori più sensibili alla congiuntura come ABB (+0,19% a 21,18 franchi), Adecco (+0,82% a 79,75 franchi), Geberit (+0,14% 365,10 a franchi) e Holcim (+0,93% a 75,80 franchi). Nel segmento del lusso Richemont (+0,84% a 83,80 franchi) si è mossa meglio di Swatch (-1,34% a 420,50 franchi) nonostante abbia lanciato un avvertimento sugli utili: secondo gli analisti il gigante ginevrino ha sì sorpreso in negativo, ma con favore è stato accolto il fatto che il calo dei risultati non ha origine nelle attività operative. Transocean (+0,85% a 16,56 franchi) ha reso nota la nomina del nuovo presidente della direzione nella persona di Jeremy Thigpen.

Hanno terminato in ordine sparso i bancari UBS (invariata a 19,10 franchi), Credit Suisse (+0,76% a 26,46 franchi) e Julius Bär (-0,20% a 50,85 franchi). Scarsa unanimità di vedute è stata mostrata anche dal comparto assicurativo, con Swiss Re (+0,47% a 95,45 franchi) più tonica di Zurich (-0,03% a 303,60 franchi). Nelle stesse acque si è mossa anche Nestlé (-0,07% a 74,25 franchi).

Completano lo scacchiere delle blue chip Givaudan (+0,06% a 1797,00 franchi), SGS (+0,97% a 1880,00 franchi) e Swisscom (+0,09% a 550,50 franchi).

Nel mercato allargato acquisti sono stati segnalati su Clariant (+2,49% a 20,01 franchi), una volta ancora al centro di voci su una possibile acquisizione: come potenziali interessati vengono citati Evonik, Johnson Matthey e Dow Chemical.

Sotto pressione è rimasta per tutta la seduta Temenos (-4,96% a 33,50 franchi), che ha fornito informazioni sui primi tre mesi dell'anno. Lo stesso hanno fatto Phoenix Mecano (-3,60% a 495,50 franchi), Panalpina (-2,14% a 137,30 franchi) e Jungfraubahn (+1,08% a 84,10 franchi). Implenia (-0,60% a 66,35 franchi) non ha saputo approfittare di un'importante commessa in Norvegia e dell'aumento del rating da parte di Standard & Poor's.

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