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Dopo una giornata d'oscillazione attorno alla linea di demarcazione e un balzo verso l'alto dopo le 17.00, la borsa svizzera ha chiuso le contrattazioni con l'indice dei valori guida SMI a quota 9055,69 punti, in crescita dello 0,46% rispetto a venerdì, mentre il listino globale SPI ha guadagnato lo 0,49% a 8965,65 punti.

Dopo sei settimane di progressione, gli analisti si chiedono se l'SMI continuerà la crescita o entrerà in una fase di consolidazione. Pensano alla pubblicazione del Beige Book dopodomani e alla seconda riunione della Banca centrale europea (Bce) giovedì, mentre l'istituto di emissione europeo si appresta a inondare il mercato di liquidità.

Secondo gli ambienti finanziari, i mercati oltre che della politica della Bce e degli istituti di emissione nazionali oggi hanno risentito anche del nuovo abbassamento dei tassi d'interesse in Cina deciso nel fine settimana.

Gli ultimi dati congiunturali dall'Europa sono rimasti praticamente senza conseguenze. La fiducia dell'industria in febbraio è rimasta immutata malgrado la progressione della domanda per i costruttori di macchine tedeschi in gennaio, su base annua. Un po' di ossigeno è venuto dalla diminuzione della disoccupazione nell'Eurozona.

Non hanno avuto grossi effetti sui mercati neppure i dati provenienti da oltre Atlantico. La spesa personale dei cittadini statunitensi è calata in gennaio dello 0,2%. Gli acquisti corretti per l'inflazione sono però saliti dello 0,3%. Dal canto loro i redditi sono progrediti dello 0,3%.

L'indice Ism manifatturiero è calato in febbraio a 52,9 da 53,5. Si tratta del livello più basso da gennaio 2014. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su quota 53. Analisti ancora più delusi dalla spesa per le costruzioni, che è calata in gennaio dell'1,1%: prevedevano un +0,3%. Discordanze che non hanno avuto effetto sulla borsa a Zurigo.

Credit Suisse ha ceduto lo 0,21% a 23,22 franchi. La banca ha reso noto venerdì che intende costituire accantonamenti di 277 milioni di franchi per controversie negli Stati Uniti nell'ambito di procedimenti legati a prestiti ipotecari. Questa decisione implica che l'istituto di credito deve rivedere i risultati del quarto trimestre pubblicati due settimane fa. In crescita gli altri due bancari UBS (+0,12% a 16,77 franchi) e Julius Bär (+0,23% a 44,11 franchi) senza che vi fossero indicazioni specifiche.

Roche (+0,85% a 261,00 franchi) e Novartis (+0,56% a 98,00 franchi) sono progredite. Novartis ha annunciato oggi - ma l'informazione era già trapelata - la conclusione delle sue transazioni incrociate con il gruppo britannico GlaxoSmithKline (GSK). Il gigante farmaceutico basilese prevede di ricavarne un utile straordinario, non quantificato precisamente, che sarà iscritto nei risultati del primo trimestre di quest'anno.

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SDA-ATS