Anche nel pomeriggio prosegue ampiamente sotto la linea di demarcazione la prima seduta settimanale alla borsa svizzera. Alle 15:15 circa l'indice principale SMI retrocede dello 0,73% a 8763.94 punti, quello allargato SPI dello 0,66% a 10'225.03 punti.

Il listino zurighese si allinea alle principali piazze europee, preoccupate dall'aumento del surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti. Con l'intensificarsi della guerra dei dazi sull'asse Washington-Pechino, l'eccedenza ha raggiunto la cifra record di 323,3 miliardi di dollari.

Non ha confortato nemmeno il dato sulla produzione industriale europea a novembre, crollata rispetto a ottobre dell'1,7% nella zona euro e dell'1,3% nell'Ue-28. Gli investitori sono anche sulle spine per il voto del parlamento britannico sulla Brexit, previsto per domani.

Sul fronte svizzero la giornata non offre grandi spunti di rilievo. Tra le blue chip, le uniche a smarcarsi dal segno meno sono LafargeHolcim (+0,32%), Swatch (+0,10%) e l'invariata Swiss Re.

Julius Bär, che oggi ha proposto l'elezione a presidente del proprio consiglio di amministrazione dell'attuale numero uno di SIX Romeo Lacher, cede l'1,40%. Poco meglio gli altri bancari UBS (-0,89%) e Credit Suisse (-1,29%). Arrancano pure i pesi massimi difensivi Nestlé (-0,43%), Roche (-0,49%), e Novartis (-0,99%).

Particolarmente grigio l'avvio di settimana di Geberit (-1,85%). Le azioni del produttore di impianti sanitari, scambiate attualmente a 365.80 franchi, hanno raggiunto in mattinata il valore più basso dal 2016. Pesa in particolare una raccomandazione negativa di UBS, che fa il paio con quella Goldman Sachs giunta di recente.

Il gruppo sangallese, dopo essere arrivato a perdere oltre il 3%, appare comunque in ripresa e ha ceduto il poco ambito titolo di maglia nera a Lonza (-2,40%).

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