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La borsa svizzera continua le contrattazioni in territorio positivo, con l'indice SMI dei principali titoli che a due ore dalla chiusura segna un progresso dell'1,08% a 8'308,23 punti, mentre l'indice complessivo SPI sale dell'1,02% a quota 9'056,81.

In generale i mercati sono spinti verso l'alto dall'avanzata del petrolio e dai buoni dati sulla manifattura cinese, che confermano una stabilizzazione dell'industria sui massimi dal 2012 e una robusta attività nei servizi.

Sul fronte interno oggi è stato pubblicato l'indice svizzero dei responsabili degli acquisti (Purchasing Manager's Index, PMI), che a dicembre ha fatto segnare un leggero calo di 0,6 punti rispetto a novembre attestandosi a 56,0 punti. Il dato corrisponde alle previsioni degli analisti e si situa comunque ben al di sopra dei 50 punti, che è la soglia di demarcazione tra espansione e contrazione del ciclo.

La piazza zurighese è sostenuta in particolare dai bancari, con Ubs che guadagna il 4,76%, Julius Bär il 4,27% e Credit Suisse il 6,84%, sull'onda della conclusione ufficiale, annunciata giovedì scorso dal Dipartimento americano della giustizia, del programma per la soluzione del contenzioso fiscale con le banche elvetiche. Credit Suisse è sospinta verso l'alto anche da uno studio degli analisti di Bank of America/Merrill Lynch, che giudicano il titolo del secondo istituto svizzero chiaramente sottovalutato.

Tra i pesi massimi difensivi si mettono in luce i farmaceutici Novartis (+1,28%) e Roche (+1,20%), mentre mostra segni di cedimento il colosso dell'alimentare Nestlé (-0,75%). Di segno negativo pure Givaudan (-0,05%), così come Swisscom (-0,64%) e LafargeHolcim (-0,28%). Sono orientati al rialzo invece sia il segmento del lusso (Swatch +0,57%; Richemont +0,15%), sia gli assicurativi: Swiss Life in particolare segna un progresso del 2,60%.

Sul mercato allargato Oerlikon sale del 5,0%, Dottikon del 4,25% e Meyer Burger del 5,97%.

SDA-ATS

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