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La Borsa svizzera recupera leggermente terreno, ma rimane negativa: l'indice SMI dei principali titoli segna a due ore dalla chiusura una flessione dell'1,82% a 7'815,53 punti, mentre l'indice complessivo SPI arretra dell'1,85% a quota 8'113,31.

Il tentativo di stabilizzazione manifestatosi a inizio seduta ha quindi avuto vita breve e i listini hanno ricominciato a scendere, precipitando ai livelli di due anni fa, dopo che la settimana scorsa era stata caratterizzata da cinque giornate in negativo, con un arretramento complessivo di oltre il 4%.

Gli ordini di vendita stanno interessando tutti i mercati europei a causa di un cocktail velenoso formato da petrolio ancora in sofferenza, possibile ritorno del tema 'Grexit' e tensioni sui titoli di Stato dei Paesi più esposti alla speculazione.

L'atmosfera rimane inoltre condizionata dai recenti dati americani sull'impiego a gennaio, che hanno pesato venerdì su Wall Street. In generale è aumentato lo scetticismo nei confronti della solidità dell'economia statunitense, secondo un analista della Banca cantonale di Zurigo. Gran parte degli operatori asiatici sono peraltro inattivi a causa dei festeggiamenti per il capodanno lunare cinese, che si protrarranno fino a mercoledì.

Scivolano pesantemente all'indietro i bancari, con UBS che cede il 3,09% e Credit Suisse che arretra del 3,34%. Debole anche Julius Bär (-2,68%). Ieri il CEO del numero due bancario elvetico Tidjane Thiam ha indicato in un'intervista di aver chiesto al consiglio di amministrazione una riduzione della sua retribuzione, e di quella dei membri della direzione, dopo la deludente performance del 2015. Thiam ha anche detto che prima di assistere a un rimbalzo dei risultati ci vorrà pazienza.

Trascinano i listini verso il basso anche i pesi massimi difensivi, con il colosso dell'alimentare Nestlé in flessione dell'1,02%. Fanno peggio i farmaceutici: Novartis lascia sul terreno il 2,10%, Roche l'1,98% e la società biotecnologica Actelion il 2,97%..

In controtendenza rispetto all'andamento del mercato Syngenta, che rispetto a venerdì mette a segno una leggera progressione dello 0,30%. Monstanto, secondo un articolo della "NZZ am Sonntag", starebbe esercitando pressioni dietro le quinte per impedire che il gruppo agrochimico basilese passi sotto il controllo della cinese ChemChina, ma questa mossa dovrebbe risultare vana.

La peggiore prestazione viene fatta segnare da Transocean, che dopo l'annuncio della rescissione anticipata di un contratto di locazione per una piattaforma petrolifera sta facendo un tonfo del 7,19%.

Sul mercato allargato DKSH, che ha annunciato risultati annuali superiori alle attese, sta guadagnando lo 0,89%.

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SDA-ATS