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La nuova tempesta che si è abbattuta sui mercati ha affondato le Borse europee, che hanno perso in un sol giorno oltre 233 miliardi di euro di capitalizzazione, mentre New York di miliardi di dollari ne ha bruciati 2'000, ma da inizio anno.

I miliardi in fumo sono stati ovviamente virtuali, ma reali sono state le vendite che hanno colpito tutti i settori, a partire da quello petrolifero e dalle materie prime, penalizzati dalle quotazioni del greggio, sceso a 26,54 dollari a New York, e dei metalli, tutti in calo tranne l'oro e l'argento, a causa del rallentamento della Cina, principale consumatore mondiale di materie prime. In rialzo a 116,7 punti lo spread tra i Btp decennali italiani e gli analoghi Bund tedeschi.

Che la giornata non si profilasse bene lo si è capito fin dalla chiusura di Tokyo (-3,71%), dove si è sentito il barrito dell'orso, poiché il listino ha ceduto oltre il 20% dai massimi dello scorso giugno, mentre Hong Kong ha lasciato sul campo il 3,82%. Più caute Shanghai e Shenzhen (-1,03%), sostenute da ipotesi di nuovi stimoli economici, dopo dati sulla crescita del Pil cinese (+6,9%) inferiori alle stime (+7%), oltre che dagli acquisti indotti dal Governo di Pechino.

L'Europa non ha fatto di meglio ed è partita male fin da subito, in concomitanza con il calo del greggio sceso a 27,49 dollari in apertura, che ha scatenato vendite immediate sul comparto petrolifero. A fine seduta la peggiore è stata Atene (-5,7%), preceduta da Milano (-4,83%) e Londra (-3,46%), in calo del 20% dal record dello scorso aprile e quindi tecnicamente in fase di 'orso'. Giù anche Parigi (-3,45%), Madrid (-3,2%) e Francoforte (-2,82%).

I listini hanno scontato anche i timori per la crescita mondiale dopo il taglio alle stime diffuse ieri dal Fondo Monetario Internazionale, in calo dello 0,2% rispetto alle previsioni dello scorso ottobre. Oggi poi dal Forum economico mondiale di Davos (WEF) la presidente Christine Lagarde ha rincarato la dose, ammonendo che ci sono "rischi all'orizzonte maggiori del previsto".

Il minigreggio ha pesato su Seadrill (-29%), penalizzata anche da raccomandazioni di analisti, Saipem (-10,4%), in attesa di indicazioni sull'avvio dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi, Tullow Oil (-7,6%) e Shell (-7%), che ha ribassato le proprie stime sugli utili. Il prezzo dei metalli, in calo tranne oro e argento, ha frenato invece Glencore (-9,8%) e Anglo American (-7,4%), mentre i titoli bancari, a partire da Mps (-22,2%) e Carige (-17,8%), congelate per eccesso di ribasso insieme a Banco Popolare (-10,8%) hanno affossato Milano. Sotto pressione i costruttori d'auto da Volkswagen (-5%) a Peugeot (-4,7%) ed Fca (-6,3%). Difficoltà anche per Porsche (-5,5%) e Ferrari (-6,7%), congelata per eccesso di ribasso ed in calo del 15,8% dai 43 euro della quotazione a inizio anno.

Difficile dire a questo punto dove possano andare i listini, dato che, come commenta un gestore di Nikko Securities a Tokyo, siamo destinati ad assistere ad una sorta di "tiro alla fune tra nervosismo ed indicatori tecnici che dicono che i cali di Borsa sono andati troppo oltre". Alla base di tutto, spiega, c'è lo "squilibrio tra scorte e domanda di greggio" dunque, "finché le oscillazioni del prezzo del greggio non si attutiscono, i mercati saranno sempre in agitazione". Ed è il segnale che proviene in serata dei futures sugli indici di Tokyo, Shanghai, Hong Kong e Sidney tutti in rosso.

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SDA-ATS