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SAN PAOLO - Via libera in Brasile alla costruzione di quella che sarà la terza diga più grande del mondo. In questi giorni, dopo 20 anni di discussioni tra gruppi ambientalisti e governo, un consorzio energetico brasiliano ha vinto l'appalto per realizzare il maestoso impianto.
La diga di Belo Monte sarà costruita sul fiume Xingu, un'affluente del Rio delle Amazzoni, nella parte brasiliana della foresta Amazzonica. Sarà la terza diga più grande del nostro pianeta, dopo quelle delle Tre Gole sul fiume Yangtze in Cina e di Itaipu, sul fiume Paranà, al confine tra Brasile e Paragua. Un progetto gigantesco che, fin dal momento della sua proposta, come si legge sul New Scientist, è stata al centro di accese controversie tra il governo e la popolazione indigena insieme ai gruppi ambientalisti. Quest'ultimi infatti denunciano che la costruzione della diga provocherebbe un danno incommensurabile all'ambiente: 500 km quadri di foresta pluviale varranno sommerse, 30.000 nativi dovranno lasciare le proprie case e più di 800 popolazioni indigene, per colpa della migrazione dei pesci, verrebbero private della loro primaria fonte di alimentazione.
La centrale idroelettrica, affermano gli ambientalisti, riuscirebbe a creare 11.233 megawatt di energia solamente nella stagione della pioggia, rimanendo invece praticamente 'a secco' nel restante periodo dell'anno. Un rendimento medio annuo solo del 39% a fronte della distruzione 'certa' di un habitat prezioso come la foresta amazzonica. "Nella stagione secca, alcune parti del fiume si asciugano completamente mentre altre, dove ci sarà acqua stagnante con poco movimento, creeranno il terreno perfetto per zanzare, diffusione della malaria, dengue ed altre pericolose malattie", ha spiegato Atossa Soltani di Amazon Watch, gruppo ambientalista che lavora da anni per proteggere la foresta pluviale e far progredire i diritti delle popolazioni indigene del bacino amazzonico.

SDA-ATS