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Brasile: Battisti è libero, negata l'estradizione all'Italia

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 giugno 2011 - 07:28
(Keystone-ATS)

Cesare Battisti è libero. L'ex terrorista rosso italiano ha lasciato il carcere di Papuda, nella periferia di Brasilia, poco dopo la mezzanotte ora locale (le 5:00 in Svizzera). All'uscita non ha rilasciato dichiarazioni, ma si è limitato ad un saluto con la mano prima di salire in macchina. Secondo alcune fonti trascorrerà la notte in un'abitazione di un quartiere residenziale di Brasilia. "Mi ha detto che ha scelto di vivere in Brasile, probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici", ha detto uno dei suoi avvocati, Luis Roberto Barroso, che ha incontrato Battisti pochi minuti prima della liberazione.

Si è conclusa dunque l'annosa e sofferta vicenda del'ex terrorista, che la Corte Suprema brasiliana ha deciso di scarcerare con 6 voti contro 3 al termine di una seduta fiume a Brasilia, ricca di colpi di scena e di lunghi soliloqui. Alla fine la maggioranza dei giudici ha approvato incondizionatamente la decisione proferita dall'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di non concedere l'estradizione in Italia dell'ex terrorista, con una scelta fatta il 31 dicembre, ultimo giorno del suo mandato.

La sessione plenaria del Supremo Tribunale Federale (Stf) si è trasformata in una maratona durata quasi sette ore. Grande sorpresa all'inizio ha destato la proposta del giudice Marco Aurelio Mello, suffragata dal nuovo giudice Luis Fux, per una mozione avulsa che proponeva la ricusa della richiesta fatta dall'Italia di concedere l'estradizione, dal momento che il presidente Lula non aveva rispettato il trattato di collaborazione giuridica firmato a Roma dal Brasile. Hanno votato per il rifiuto dell'istanza italiana, offensiva nelle parole di molti della sovranità brasiliana, sei giudici contro tre, quelli stessi che hanno votato alla fine per la scarcerazione di Battisti.

A questo punto i nove giudici si sono divisi in due fazioni: quelli che davano per già conclusa la seduta plenaria, dal momento che era stata annullata la ragione stessa della riunione del Stf, e quelli che volevano continuarla fino a che si decidesse col voto sulla questione dell' estradizione e della liberazione di Battisti. Il giudice relatore Gilmar Mendes ha prolungato per quasi due ore la sua dichiarazione di voto favorevole a che l'ex membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) venisse consegnato alle autorità italiane. Ma a nulla è valso il suo tentativo di convincere in extremis i giudici ancora titubanti della gravità delle accuse rivolte a Battisti in Italia, che gli hanno fruttato la condanna all'ergastolo per quattro omicidi compiuti negli anni 70. Guidati dal giudice Mello, la maggior parte dei giudici si è espressa per l'immediata scarcerazione di Battisti, da oltre quattro anni detenuto nel penitenziario della Papuda a Brasilia.

Il presidente del Stf, Cezar Peluso, nonostante avesse votato contro la scarcerazione assieme a Mendes e alla giudice Ellen Gracie, ha a questo punto proclamato la liberazione di Battisti. Il legale brasiliano Nabor Bulhoes, inoltre, conta di fare ricorso contro la decisione del Stf presso il Tribunale Internazionale dell'Aja.

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