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Luiz Inacio Lula da Silva con Dilma Rousseff

KEYSTONE/AP/ERALDO PERES

(sda-ats)

Duro colpo alla credibilità dell'ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, da parte di uno dei suoi più fedeli collaboratori, l'ex ministro Antonio Palocci.

In dichiarazioni rese davanti al giudice Sergio Moro, responsabile in primo grado per l'inchiesta Lava Jato sui fondi neri Petrobras (la Mani Pulite locale), l'ex titolare dei dicasteri delle Finanze e della Casa Civile, durante i governi Lula (2003-2010) e Rousseff (2011-2016), ha ammesso l'esistenza di uno schema di tangenti versate dal colosso edile Odebrecht al Partito dei lavoratori e allo stesso ex presidente-operaio.

Secondo Palocci, Lula avrebbe stretto un 'patto di sangue' con Odebrecht affinché venissero pagati 300 milioni di reais (quasi 90 milioni di euro) in mazzette al Pt in cambio di importanti appalti pubblici. Anche l'ex presidente Dilma Rousseff - ha ripetuto Palocci - sarebbe sempre stata al corrente dello schema.

L'ex ministro ha inoltre affermato che, insieme a Lula, avrebbe cercato in più occasioni di "creare ostacoli" al lavoro degli inquirenti della Lava Jato.

Palocci, agli arresti dall'anno scorso, è stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per i reati di corruzione e riciclaggio di denaro. La sua deposizione è ora oggetto di un eventuale accordo di 'delazione premiata', che prevede benefici, tra cui sconti di pena, per chi collabora con la giustizia fornendo indicazioni utili alle indagini.

E' la prima volta dall'inizio dello scandalo Petrobras che un politico tanto vicino a Lula muove accuse così gravi e categoriche nei confronti dell'ex presidente. Per molti osservatori la testimonianza di Palocci complica non solo la difesa di Lula - condannato in primo grado per corruzione - ma anche la sua candidatura alle elezioni del 2018.

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SDA-ATS