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Brexit: Johnson vs Corbyn, vuole solo referendum bis

Toni accesi nel "Question Time" odierno con il premier britannico Boris Johnson KEYSTONE/AP House of Commons sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2019 - 13:57
(Keystone-ATS)

Toni da campagna elettorale nel botta e risposta fra Boris Johnson e Jeremy Corbyn nel Question Time odierno.

Il premier Tory ha accusato il rivale di volere solo frustrare la Brexit e di puntare a "un secondo referendum", mentre si era impegnato a "rispettare il risultato" del 2016.

Corbyn ha da parte sua insistito sui contenuti dell'accordo di divorzio dall'Ue raggiunto da Johnson, che secondo lui crea confini con l'Irlanda del Nord e apre le porte alla "deregulation" su lavoro, ambiente e sanità pubblica nel Regno.

Johnson e Corbyn si erano incontrati faccia a faccia in mattinata per verificare se fosse possibile trovare uno spiraglio comune per rompere lo stallo in Parlamento sulla Brexit. Un colloquio che aveva subito scatenato le ire della leader liberaldemocratica Jo Swinson, pronta ad accusare Corbyn di essere "un brexiteer", ma che in realtà secondo i media si è concluso con una rottura totale: data l'insistenza del leader laburista sulla necessità di un ulteriore rinvio e d'un voto referendario confermativo nel 2020.

Poi, durante il Question Time, il confronto è stato solo a base di recriminazioni reciproche. Corbyn ha rinfacciato a Johnson di aver cercato di negare tempo sufficiente alle Camere per scrutinare il suo "terribile accordo" sulla Brexit, di averlo sospeso in modo "illegale" e di voler "abbandonare l'Irlanda del Nord" al suo destino.

Il premier ha replicato accusando Corbyn di aver sostenuto in passato "l'Ira", di essere "visceralmente anti-americano" e nemico del libero mercato e pronto dopo le elezioni a una coalizione con gli indipendentisti scozzesi che significherebbe non solo un secondo referendum sulla Brexit, ma anche un bis sulla secessione della Scozia del Regno Unito. Ha poi rivendicato al suo governo d'aver mantenuto le promesse programmatiche fatte finora, nonché d'aver raggiunto un nuovo accordo con Bruxelles, aver eliminato il backstop e aver ottenuto ieri un via libera in prima lettura in Parlamento: tutte cose che le opposizioni dicevano "impossibili".

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