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La premier britannica Theresa May.

KEYSTONE/AP/MATT DUNHAM

(sda-ats)

Si presenta da mesi come garante della volontà popolare espressa dal referendum sulla Brexit del 2016. Ma ieri, invitata a dire cosa voterebbe se una consultazione sull'Ue si svolgesse oggi, la premier conservatrice britannica Theresa May s'è rifiutata di rispondere.

Intervistata dalla radio Lbc, May - sostenitrice svogliata del voto pro Remain nel giugno 2016, ma paladina da premier del motto "Brexit significa Brexit" - ha eluso a più riprese l'interrogativo: "Non rispondo a domande ipotetiche". "Ho votato Remain per ragioni che allora ritenevo buone, ma le circostanze cambiano", si è limitata ad aggiungere sibillina. Un modo per evitare d'approfondire le divisioni nel suo partito e nel suo governo, secondo alcuni. Un elemento d'ambiguità, secondo altri.

Non solo. May ha anche evitato di confermare le garanzie già promesse sul mantenimento post Brexit dei diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno, laddove lo scenario diventasse quello di un divorzio da Bruxelles "senza accordo".

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SDA-ATS