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BS: bimbo ucciso a sangue freddo, 76enne internata

Internamento per la 76enne che nel marzo 2019 ha ucciso con un pugnalata al collo un bimbo di 7 anni che non conosceva. Nella foto d'archivio il luogo del delitto a Basilea. KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 agosto 2020 - 17:54
(Keystone-ATS)

Internamento per la donna di 76 anni - dichiarata incapace di intendere e di volere - che nel marzo di un anno fa, a Basilea, ha ucciso con una pugnalata al collo un bambino di 7 anni che rientrava da scuola e che non conosceva.

Il Tribunale penale di Basilea ha seguito la richiesta della pubblica accusa. Tutte le condizioni per una condanna per assassinio sono soddisfatte, ha detto oggi il presidente della corte presentando la sentenza.

Ma visto che la donna è stata dichiarata "non imputabile e quindi non punibile" è stata decisa la misura dell'internamento. La 76enne "ha pugnalato il bambino a sangue freddo e per interesse personale come fosse un agnello", ha dichiarato il presidente.

Il tribunale ha invece respinto le richieste di riparazione per torto morale per 185'000 franchi e di risarcimento per circa 18'700 franchi presentate dai genitori del bambino.

Il fatto di sangue risale al 21 marzo 2019 e ha fatto molto scalpore: verso le 12.45, a poche centinaia di metri di distanza dalla sua scuola sul St. Galler-Ring, nel quartiere Gotthelf, il bambino stava rincasando ed era solo sul marciapiede quando è stato accoltellato e gravemente ferito alla gola.

La sua insegnate, che stava a sua volta rientrando in bicicletta dopo le lezioni, lo ha trovato a terra e ha immediatamente avvertito i soccorsi. Il bambino è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'emergenza, ma è morto. Poco dopo i fatti l'anziana si è presentata in procura e ha confessato il delitto. La 76enne non conosceva né il bambino né la sua famiglia, originaria del Kosovo.

Secondo tre perizie psichiatriche, la donna soffre di un disturbo delirante in forma grave e cronica, in particolare di una forma di paranoia querulante che la fa sentire continuamente vittima di soprusi ed ingiustizie.

Il disturbo si è sviluppato progressivamente a partire dal 1977. E per oltre 42 anni la donna ha scritto lettere sempre più numerose e virulente a diverse autorità.

La situazione si è aggravata nel 1992, con lo sfratto coatto dall'appartamento di Allschwil (BL) dove viveva con il suo compagno, morto nel 1999, e con la conseguente serie di controversie di diritto civile che l'hanno vista coinvolta.

Nel 2003 e nel 2005, la donna è stata sottoposta a cure psichiatriche nell'ambito di una misura di privazione della libertà a scopo di assistenza. Nei suoi confronti sono stati inoltre aperti diversi procedimenti per violenza e minaccia contro autorità e funzionari.

Stando all'atto d'accusa, la donna ha iniziato a pianificare il suo gesto tre giorni prima di quel 21 marzo, girovagando nel quartiere di Gotthelf "come una tigre", secondo le dichiarazioni fatte agli inquirenti. Ha anche preparato le bozze di alcuni messaggini SMS spediti a diverse persone dopo il delitto.

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