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Fiori per le vittime a Charlottesville, Virginia, USA

KEYSTONE/EPA/TASOS KATOPODIS

(sda-ats)

Bufera su Donald Trump per la condanna troppo debole degli incidenti di Charlottesville, in Virginia, innescati ieri da un raduno dell'ultradestra razzista.

Dai democratici ai repubblicani, passando per Barack Obama fino ad arrivare ad Anthony Scaramucci, portavoce per una decina di giorni dello stesso Trump, è un coro di critiche contro il presidente americano per non aver esplicitamente puntato il dito contro i suprematisti bianchi. E non averlo fatto anche se il consiglio per la sicurezza nazionale ha definito l'incidente un atto di terrorismo e l'Fbi ha avviato un'indagine per possibile violazione dei diritti civili.

La Casa Bianca è intervenuta per cercare di placare le polemiche: la condanna di Trump ''includeva i suprematisti, il KKK, i neo nazisti e tutti i gruppi estremisti''. Ma la precisazione cade nel vuoto. Anche perché ieri il tycoon si è limitato a parlare di violenza da "più parti", senza chiamare - è stato osservato - 'il diavolo con il suo nome'.

Non basta nemmeno l'alternarsi dei collaboratori più stretti del presidente davanti alle telecamere per gli show della domenica a creare un muro difensivo attorno al capo. Le uniche a salvarsi dalla tempesta sono le donne di Trump, Melania e Ivanka, che - a parere di tutti - hanno twittato quello che il presidente avrebbe dovuto dire.

Parlando di violenza da ''piu' parti'' in riferimento agli scontri di Charlottesville durante una manifestazione di suprematisti, Trump si è alienato l'intero spettro politico. Ora lo aspettano, per criticarlo con un'ondata di manifestazioni, gli americani di New York, la sua città dove torna per la prima volta da quando si è insediato alla Casa Bianca. Decine di manifestazioni sono in programma nella Grande Mela che non ha mai ritenuto Trump il ''suo presidente''. Centinaia di persone sotto attese in strada, dove sarà protagonista anche un'opera d'arte di una galleria di Chelsea: un topo gigante gonfiabile con le sembianze del presidente.

A Obama che cita Nelson Mandela per condannare le violenze di Charlottesville e Trump, si contrappone l'ex direttore della comunicazione della Casa Bianca: nella sua prima uscita pubblica dopo il suo licenziamento, Scaramucci critica il presidente per non aver usato toni abbastanza duri contro i neo nazisti.

'The Mooch', l' 'accattone' come è soprannominato, senza esitazione ritiene l''errore' attribuibile a Steve Bannon, il controverso stratega della Casa Bianca con legami a destra. Se le critiche dei democratici sono scontate, quelle dei repubblicani compatti arrivano inattese. Marco Rubio chiede al presidente di ''descrivere gli eventi per quello che sono, un atto di terrorismo da parte dei suprematisti bianchi''. ''Il diavolo va chiamato con il suo nome'' dicono altri senatori di destra.

Mentre i social media si spaccano sul presidente, con le fazioni pro e contro Trump che si scambiano accuse, le parole più dure contro l'inquilino della Casa Bianca le usa il sindaco di Charlottesville, Michael Signer: ha incoraggiato il razzismo organizzato, basta vedere la campagna elettorale che ha svolto.

''La responsabilità dell'accaduto è delle Casa Bianca'' dice Signer, dando voce ai molti che accusano Trump di non aver condannato i suprematisti bianchi in segno di riconoscimento dell'appoggio che gli hanno dato durante la campagna.

Ieri, l'ex leader del Ku Klux Klan, David Duke, tra tante dichiarazioni, ha presentato il conto al tycoon. ''Guardati allo specchio e ricordati che sono stati i bianchi americani a regalarti la presidenza'', gli ha detto. D'altronde, è una delle critiche democratiche più ricorrenti, Trump ha introdotto alla Casa Bianca una troika di estrema destra, quella galassia di odio composta da Bannon, Stephen MIller e Sebastian Gorka.

SDA-ATS