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Entro il 2030, la Svizzera intende ridurre le emissioni di gas serra del 50% rispetto ai livelli del 1990. Lo indica una nota odierna del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e della comunicazioni (DATEC). Il taglio delle emissioni di CO2 dovrà essere eseguito per almeno il 30% in Svizzera e il rimanente mediante progetti all'estero.

Prima che il parlamento possa esprimersi sulla revisione della legge sul CO2 (in consultazione nella seconda metà del 2016), bisognerà attendere i risultati della Conferenza di Parigi sul clima prevista per dicembre, durante la quale dovrà essere adottato un nuovo accordo climatico internazionale vincolante per tutti i Paesi aderenti a partire dal 2020.

Questi obiettivi - resi pubblici oggi per la prima volta - sono stati approvati dal Consiglio federale nel novembre 2014 in sede di definizione del mandato negoziale per la Conferenza di Lima, precisa la nota. Sempre oggi, la Confederazione ha comunicato il proprio impegno di riduzione nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

"Abbiamo atteso a rendere pubblici i nostri obiettivi perché volavamo avere un quadro più preciso della situazione politica", ha sostenuto la consigliera federale Doris Leuthard stamane in conferenza stampa. Nel frattempo, attori importanti come gli Stati Uniti, la Cina e l'Ue hanno svelato le proprie carte.

Quanto ai timori che l'economia possa subire una perdita di competitività legata anche al superfranco, la ministra dell'ambiente ha detto di sperare che entro il 2020 le difficoltà attuali saranno state risolte. Leuthard ha precisato che la riduzione delle emissioni dal 1990 è andata di pari passo con una aumento del prodotto nazionale lordo (+36%): insomma, la protezione del clima non ostacola lo sviluppo economico, ma può addirittura favorirlo.

La ministra dell'ambiente non ha esitato a definire "ambiziosi" gli obiettivi di riduzione della Confederazione, obiettivi che dovranno venir ancorati nella Legge sul CO2 (quest'ultima prevede un taglio del 20% sul territorio nazionale entro il 2020).

La diminuzione del 50% di emissioni è un compromesso che oscilla tra il -40% e il -70% (periodo 2010-2050) proposto dal mondo scientifico per evitare che il riscaldamento del pianeta non ecceda i 2 gradi Celsius entro la fine del secolo, ha specificato Doris Leuthard, secondo cui la Svizzera non può rimanere inattiva di fronte a questo fenomeno che già oggi ha conseguenze concrete sul nostro paese, come dimostra lo scioglimento dei ghiacciai o certe manifestazioni atmosferiche estreme.

Leuthard ha risposto alle critiche di chi avrebbe voluto obiettivi più ambiziosi col fatto che la Svizzera ha già fatto molto in questo settore. Rispetto al 1990, le emissioni procapite di CO2 sono diminuite da 7,8 tonnellate a 6,4 tonnellate, ha affermato, sottolineando che la Svizzera è responsabile solo dello 0,1% delle emissioni globali.

Doris Leuthard si è anche rallegrata del fatto che sempre più Paesi vogliano partecipare alle riduzioni di CO2, come la Cina, tra i maggiori consumatori di energie fossili. Per la consigliera federale è importante integrare il maggior numero di Stati in questo processo, anche se presentano obiettivi di riduzione ben più bassi dei nostri.

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SDA-ATS