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Il luogo dell'attentato

KEYSTONE/EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

(sda-ats)

Si moltiplicano nel Regno Unito le polemiche sulla sicurezza mentre è caccia aperta alla rete di potenziali fiancheggiatori ed emuli di Khalid Masood.

L'uomo, 52 anni, nato in Inghilterra, convertito all'Islam e padre di tre figli, mercoledì, alla guida di un suv, ha trasformato il Westminster Bridge in un micidiale tiro a segno di pedoni e ha accoltellato poi a morte il poliziotto Keith Palmer davanti al parlamento del regno per essere finalmente abbattuto dal fuoco di un agente.

Il numero delle vittime, attentatore compreso, è salito a cinque dopo il decesso in ospedale di un 75enne investito. Mentre i feriti sono una cinquantina, due dei quali in condizioni critiche, e resta incosciente - seppure "stabile" - la giovane turista romena Andreea Cristea scaraventata dalla vettura killer nel Tamigi, con un volo spaventoso oltre il parapetto, e operata ieri per la rimozione di un coagulo di sangue al cervello.

Gli arrestati, invece, sono saliti a una decina con due ultimi fermi descritti come "importanti" dal capo dell'antiterrorismo, Mark Rowley. Poi, però, alcuni sono stati rilasciati e ora ne restano in cella in 4 con l'accusa di complicità nella "pianificazione di atti di terrorismo": due di Manchester, un uomo e una donna, e due - entrambi uomini - di Birmingham, città a forte presenza di musulmani e con non poche sacche d'estremismo laddove Masood risiedeva da anni.

Sul fronte della sicurezza, intanto, l'annuncio di giornata riguarda i "1500 agenti armati in più" che le forze di polizia si apprestano a schierare per le strade di un Paese in cui la maggior parte delle donne e degli uomini in divisa - i cosiddetti 'bobbies' - girano per antica consuetudine disarmati: come disarmato era l'agente Palmer.

Un cambio di registro (parziale) che tuttavia non cancella gli interrogativi. In queste ore ad alimentare la polemica sui media britannici è l'imbarazzante filmato completo, spiattellato dal Sun, della caotica evacuazione di Theresa May da Westminster nei minuti dell'attacco. E nell'occhio del ciclone è pure il comandante ad interim di Scotland Yard, Craig Mackey, fra i primi a lasciare la scena durante l'emergenza, con tanto di replica piccata del suo numero 2 contro i "critici in poltrona".

Che qualcosa mercoledì non abbia girato per il verso giusto appare in effetti innegabile. E fra i dubbi che si accavallano ne pesa soprattutto uno: come è possibile che Khalid Masood, soggetto con qualche precedente di criminalità comune finito a un certo punto sotto la lente dell'MI5, i servizi di sicurezza interni di Sua Maestà, per le sue frequentazioni radicali, sia sfuggito dai radar proprio sul più brutto? A chiederselo è anche il Daily Telegraph, giornale vicino al governo Tory.

Il profilo dell'uomo è al centro in queste ore delle indagini come delle ricostruzioni giornalistiche, ma i buchi non mancano. La prima foto in primo piano diffusa dagli inquirenti mostra un volto dalla pelle scura incorniciato dalla barba. Il suo nome vero suona tuttavia 'british' al 100%: Adrian Russell Elms, figlio di una madre single e di un padre dalle origini incerte. In seguito la sua identità anagrafica cambia: Adrian Russell Ajao, grazie al cognome di un genitore putativo. Qualche compagno di scuola lo ricorda adolescente, bravo in chimica e a giocare a football, ma anche divertente e pronto alla bisboccia. Tempi lontani.

Chi lo ha conosciuto da adulto, dopo gli anni più turbolenti e un po' di carcere, ne parla invece come di una persona taciturna, approdata nel 'Britannistan' di Birmingham dopo aver girovagato fra il Kent, Londra e Luton, e divenuto assiduamente religioso sull'onda della conversione all'Islam. Passo maturato dietro le sbarre o forse durante un periodo di lavoro in Arabia Saudita.

E' il momento in cui Adrian diventa Khalid Masood, radicalizzandosi un po' per volta fino all'epilogo di sangue.

L'ultima notte pare l'abbia trascorsa in un albergo di poche pretese nella località balneare di Brighton, apparentemente tranquillo e addirittura ilare, secondo alcuni testimoni. Fino a mascherarsi da maturo benpensante ("Londra non è più quella di una volta") prima di annunciare alla reception la sua partenza per la capitale. E di assumere infine le sembianze del killer: o del "soldato del Califfato", negli slogan di quell'Isis che in queste ore torna a minacciare "fuoco e fiamme".

SDA-ATS

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