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Era caduta in casa, dopo un recente intervento per la frattura di un femore, e temendo che la figlia potesse rimproverarla aveva finto di essere rimasta vittima di una rapina compiuta da una banda di slavi.

L'ipotesi del colpo in stile "Arancia meccanica", la notte del 22 gennaio, aveva creato allarme nella piccola comunità di Boretto, sulla sponda reggiana del Po, ma i carabinieri in poco più di un mese di indagini hanno scoperto che la donna, 70 anni, si era inventata tutto e l'hanno denunciata per simulazione di reato e procurato allarme. Alla fine lei stessa ha ammesso di essersi inventata tutto: "Ero caduta e avevo paura di essere rimproverata".

L'anziana aveva riferito ai militari che tra l'1.30 e le 2 di notte tre sconosciuti, travisati con passamontagna, avevano fatto irruzione nella sua abitazione; lei aveva colpito un malvivente con la stampella, ma era stata poi colpita a sua volta con la stessa stampella e un bastone. I banditi avevano staccato la luce e messo a soqquadro gli ambienti, alla ricerca di preziosi e contante, ed erano poi fuggiti con un bottino di 45 euro. Un racconto dal quale fin da subito era emersa una serie di contraddizioni. Vere invece le contusioni, giudicate guaribili in pochi giorni all'ospedale, ma che erano state provocate dalla caduta e non da percosse.

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SDA-ATS