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Si chiama operazione "Jackpot" l'ultimo duro colpo inferto al clan camorrista dei Casalesi dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Napoli: in carcere questa mattina sono finite 41 persone, tra capi e gregari della famiglia Schiavone.

Tra queste il 36enne Walter Schiavone, secondogenito del capoclan Francesco "Sandokan" Schiavone, unico tra i cinque figli maschi del boss a non aver ancora ricevuto fino ad oggi una contestazione per associazione mafiosa; anche 'Sandokan', detenuto da oltre 20 anni al 41bis, ha ricevuto il provvedimento cautelare, in quanto anche dal carcere, avrebbe continuato a comandare la cosca.

Per gli inquirenti il figlio del boss, sfruttando il nome del padre, avrebbe imposto la fornitura di mozzarella di bufala DOP prodotta da un caseificio di Casal di Principe prima a distributori e punti vendita della Campania, quindi della Calabria, grazie a contatti con un affiliato all'ndrangheta della zona di Lametia Terme, per allargarsi poi in tutta Italia.

L'inchiesta ha colpito in particolare la famiglia Venosa, da sempre vicina al clan Schiavone, nel cui nome ha gestito tutti gli affari illeciti dopo gli arresti dei vari figli di Sandokan, tra il 2014 e il 2015.

Determinante sono state le dichiarazioni dell'allora reggente Raffaele Venosa, oggi pentito, che ha raccontato dell'imposizione delle slot machine fornite dagli imprenditori del clan nelle sale giochi del Casertano, delle vendita di droga nelle piazze di spaccio di vari comuni, come Casal di Principe, Casaluce, San Marcellino, dei rilevanti introiti delle scommesse on line o di quelli derivanti da bische clandestine.

E soprattutto di come il pagamento degli stipendi a boss e affiliati detenuti venisse versato ai familiari di quest'ultimi, ovvero alle mogli e ai figli. Walter Schiavone raccoglieva il mensile di 2500 euro per il padre, ma anche gli "stipendi" per gli zii Walter - suo omonimo, noto per la villa in stile Scarface - e Francesco "Cicciariello".

Il pagamento andava ai congiunti di numerosi esponenti di spicco del clan, tra cui Angelina Simonetti, moglie del boss Luigi Venosa, detto "o' Cocchiere", Anna Cerullo e il 22enne Antonio Cantiello, rispettivamente moglie e figlio del boss Salvatore Cantiello, il 32enne Michele Diana, figlio di Raffaele Diana, detto "Rafilotto". Per questi ultimi l'accusa è di ricettazione con l'aggravante mafiosa.

La scorsa settimana era stata colpita la famiglia dell'altro capoclan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, con l'arresto delle due figlie Katia e Teresa.

Dalle varie inchieste sui Casalesi, specie quelle che fanno riferimento ai periodi più recenti, successivi agli arresti di capi, luogotenenti e gregari, emerge dunque un ruolo di primo piano dei più stretti familiari, a conferma della "struttura parentale", sulla falsariga di Cosa Nostra, delle famiglie malavitose che compongono il clan dei Casalesi.

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SDA-ATS