L'area alpina è uno spazio vitale, economico e culturale poliedrico, vivace e con regioni e valli autonome, e deve continuare a offrire condizioni di vita e di sviluppo personale interessanti. È questa l'opinione della Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA), che ha sviluppato una strategia in proposito.

La giovane ingegnera e il pensionato che ritorna nella sua terra devono trovare condizioni di vita e di lavoro interessanti, si legge in un comunicato odierno della CGCA, in cui sono rappresentati Ticino, Grigioni, Vallese, Uri, Glarona, Obvaldo e Nidvaldo. Proprio per raggiungere questi scopi, è stata sviluppata la "Strategia territoriale per le aree dell'arco alpino".

I cantoni interessati ci tengono a sottolineare come l'area alpina ormai non sia più soltanto una piattaforma per miti e strategie di marketing. Proprio per questo, a loro dire, è necessario sviluppare un piano basato su quattro punti principali: conservare e sfruttare in maniera sostenibile le qualità e le risorse naturali, rafforzare i centri alpini, migliorare e garantire a lungo termine l'accessibilità a livello di trasporti e telecomunicazioni e consolidare e ottimizzare l'utilizzo di energia idroelettrica. Il tutto tramite una strategia territoriale comune.

I cantoni alpini intendono poi assumere una funzione di controllo e coordinamento, per questo chiedono alla Confederazione e ai partner dell'Altopiano uno spazio di manovra più ampio, sempre nei limiti della legislazione, per soluzioni locali su misura.

Un esempio che viene fatto, è la protezione senza compromessi dei boschi di larici in Engadina, assolutamente superflua secondo la CGCA: "non c'è praticamente nient'altro qui e pertanto occorre relativizzare la necessità di protezione per questa valle", viene sottolineato nel comunicato.

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