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BERNA - I cantoni sono favorevoli al proseguimento della via bilaterale europea, ma preconizzano un accordo quadro con l'Ue e riforme istituzionali per consolidare il federalismo. La Conferenza dei governi cantonali (CdC) ha ridefinito in questi termini la sua posizione nei confronti della questione europea e l'ha presentata oggi a Berna.
Scaturito dopo una procedura di consultazione durata dieci mesi, questo punto di vista è stato trasmesso anche al Consiglio federale, che in autunno dovrà presentare un rapporto sulla politica europea.
Va data "priorità assoluta" all'applicazione efficace degli accordi siglati con l'Ue, ha spiegato Pascal Broulis (PLR), presidente della CdC. Il consigliere di Stato vodese raccomanda di estendere le collaborazioni in alcuni settori. "Non si tratta però di concludere nuovi accordi in tutti gli ambiti immaginabili, ma di concentrare gli sforzi in quelli dai quali la Confederazione potrebbe trarre vantaggi economici e politici".
La CdC pone tuttavia due condizioni al proseguimento della via bilaterale: la conclusione di un accordo quadro con l'Ue e una serie di riforme istituzionali interne. La possibilità di un'intesa a tutto campo era già stata ventilata dal Consiglio federale nel suo rapporto sulla politica estera del 2009, senza che tuttavia siano state prese decisioni.
Per i governi cantonali, un accordo quadro risolverebbe i problemi che sorgono nei dossier in discussione, ha spiegato Notter. Un'intesa di questo tipo permetterebbe "di regolamentare il meccanismo che regge l'estensione del diritto Ue alla Svizzera, in costante evoluzione".
Con il passare degli anni, la CdC ha edulcorato la propria posizione in merito alla questione europea. Nel 2004 i cantoni si dichiaravano infatti molto scettici per quanto riguarda la via bilaterale quale soluzione per gestire le relazioni fra Svizzera e Ue.

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SDA-ATS