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BERNA - Le previste operazioni per liberare gli ostaggi svizzeri in Libia - oggetto di numerose indiscrezioni e commenti di stampa negli ultimi giorni - restano un tema caldo. E non è tuttora noto se i piani siano stati allestiti nel rispetto della legge e fino a che stadio siano stati elaborati.
Il modo d'agire in caso di un'eventuale azione per la liberazione di cittadini svizzeri rapiti o ostaggi è regolamentato in un'ordinanza concernente l'impiego di truppe per la protezione di persone e beni all'estero (OPBE). Se e in quale lasso di tempo sono state rispettate queste disposizioni nella vicenda libica non è tuttora noto. I dipartimenti coinvolti continuano a non voler fornire informazioni.
Oggi la Commissione della politica estera (CPE) del Consiglio nazionale si è occupata degli ultimi sviluppi. Sono state ascoltate la presidente della Confederazione Doris Leuthard e la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey. Ma "rimangono in sospeso delle domande", ha dichiarato la presidente della CPE Christa Markwalder (PLR/BE) all'ATS. In particolare non è chiaro a che stadio fossero i piani.
Anche la Delegazione delle Commissioni della gestione delle Camere federali (DelCG) si mostra poco comunicativa e sibillina, facendo riferimento alla segretezza della questione. Il suo presidente Claude Janiak (BL/PS) ha tuttavia indicato in serata durante la trasmissione "Echo der Zeit" della radio svizzerotedesca DRS che la Delegazione è stata informata "correttamente e tempestivamente". Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e quello della difesa (DDPS) hanno informato su "possibili misure di sostegno del Dipartimento della difesa a eventuali azioni di liberazione".

SDA-ATS