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BERNA - I fratelli di Max Göldi, il dipendente di ABB trattenuto in Libia dal luglio del 2008 e in carcere dal febbraio scorso, si rivolgono alle autorità del paese africano affinché rilascino il loro congiunto. In un'intervista pubblicata oggi dal "Tages Anzeiger" e dal "Bund" Moritz e Christian Göldi difendono inoltre la visita senza successo compiuta a Tripoli in agosto dell'allora presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz.
Nell'intervista Christian Göldi afferma di aver scritto a Merz per chiedergli di rendersi attivo. L'allora presidente della Confederazione "ha agito come un uomo di Stato" e negoziato con le migliori intenzioni, ma "sfortunatamente senza successo". Anche la ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey si è impegnata enormemente, ha aggiunto. I due fratelli condannano invece la pubblicazione delle foto di Hannibal Gheddafi lo scorso settembre dalla "Tribune de Genève": non ha certamente aiutato.
Riguardo all'intervento dell'Unione europea (UE) per cercare di risolvere la crisi tra Svizzera e Libia, Christian Göldi dichiara che Svizzera e Ue lavorano in stretta collaborazione e ciò è sensato. "La Germania e la Spagna con i ministri degli esteri Moratinos e Westerwelle hanno condotto un buon lavoro". Nell'intervista i due fratelli si rivolgono ai negoziatori Ue per ricordare loro che il problema tuttavia non è risolto. "Max è un prigioniero politico", afferma Christian Göldi. Occorre quindi risolvere il problema politicamente. Secondo Christian Göldi, tutte le parti devono sedersi attorno a un tavolo e trovare una soluzione.
Intanto l'avvocato di Max Göldi, Salah Zahaf, ha indicato ieri di aver lanciato un appello alla Fondazione Gheddafi presieduta dal figlio del leader libico Seif al-Islam, affinché operi in favore del suo cliente. "Abbiamo chiesto alla fondazione d'intervenire per migliorare le condizioni di detenzione di Max Göldi e di impegnarsi affinché i 53 giorni passati dal mio cliente in prigione dopo il suo arresto nel luglio 2008 siano tenuti in considerazione", ha dichiarato Salah Zahaf.
Questi inoltre ha dichiarato che la polizia libica "non ha seguito le procedure legali" al momento dell'arresto di Göldi quasi due anni fa. Il dipendente di ABB e lo svizzero-tunisino Rachid Hamdani erano stati liberati dopo 53 giorni di prigione, ma era stato loro impedito di lasciare il territorio libico. Se questi 53 giorni trascorsi da Göldi in prigione nell'estate del 2008 venissero tenuti in considerazione dalla giustizia, Göldi dovrebbe trascorrere in carcere ancora qualche giorno, ha detto Zahaf.
L'avvocato di Göldi ha precisato di non essere a conoscenza di una presunta lettera che il suo cliente avrebbe inviato direttamente a Seif al-Islam e pubblicata ieri sul sito di un giornale libico.
Dal 22 febbraio Göldi si trova in un carcere libico per scontare quattro mesi di carcere per violazione della legge sull'immigrazione. Rachid Hamdani è invece stato liberato ed è tornato in Svizzera il 23 febbraio.

SDA-ATS