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Caso Gheddafi: Libia e Berna volevano sanzioni per poliziotti

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 novembre 2011 - 16:12
(Keystone-ATS)

Nel pieno della crisi tra Svizzera e Libia, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey aveva chiesto a Ginevra di sanzionare i poliziotti coinvolti nell'arresto di Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Muammar Gheddafi. Ciò avrebbe dovuto favorire la liberazione dei due ostaggi svizzeri - Max Göldi e Rachid Hamdani. È quanto ha dichiarato il consigliere di Stato ginevrino François Longchamp in un'intervista alla "Tribune de Genève", precisando che il cantone aveva respinto la richiesta.

"Non intendevamo sanzionare agenti che avevano svolto il loro lavoro in modo esemplare", ha dichiarato Longchamp. Il consigliere di stato ha spiegato che Calmy-Rey gli aveva telefonato il 19 maggio 2010 dicendogli che era in linea con un emissario a Tripoli e che "la Libia era pronta a liberare gli ostaggi se i poliziotti fossero stati puniti". "Voleva una risposta immediata", ha precisato Longchamp, che era allora presidente del governo ginevrino. "Le ho detto che avrei informato il Consiglio di stato, ma che potevo da subito risponderle che era escluso", ha sottolineato.

Dopo la caduta del regime di Gheddafi, Longchamp torna anche sui dettagli dell'arresto di Hannibal Gheddafi avvenuto a Ginevra nel 2008. Il giorno prima Laurent Moutinot, allora presidente del Consiglio di Stato, era stato informato dalla sua segreteria che due domestici di Hannibal Gheddafi avevano inoltrato denuncia contro il loro datore di lavoro per fatti gravi.

"La polizia si era interrogata sulla fattibilità di un arresto e sullo stato diplomatico di Gheddafi", ha spiegato Longchamp. Moutinot aveva allora rivolto per iscritto la domanda alla missione svizzera presso l'ONU. Secondo Longchamp, una mail di risposta dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) aveva rilevato che la coppia Gheddafi non beneficiava dell'immunità diplomatica. Tuttavia viste le possibili ripercussioni politiche, il DFAE aveva chiesto che i poliziotti prendessero tutte le precauzioni del caso al momento di questo intervento. "Questo documento del DFAE dimostra che abbiamo agito con l'accordo di Berna", ha detto Longchamp.

Il giorno stesso dell'intervento - il 15 luglio - quattro poliziotti in civile e il rappresentante libico presso l'ONU hanno condotto trattative di un'ora e mezzo prima dell'azione, ha spiegato il consigliere di Stato. Si trattava di negoziare affinché la coppia Gheddafi si rendesse spontaneamente al posto di polizia. "Ma Gheddafi si è opposto a qualsiasi soluzione negoziata", ha affermato Longchamp, precisando che "è solamente a quel punto che la polizia ha deciso di procedere all'arresto". Ma si è fatto tutto il possibile per evitare di umiliare Gheddafi "facendolo uscire dall'hotel discretamente in una limousine blindata e mettendo la moglie e il figlio al riparo".

Il dispiegamento di 20 poliziotti armati per questo intervento era giustificata, ha rilevato Longchamp, riferendosi al rapporto dell'ex giudice svizzero alla Corte europea dei diritti umani Lucius Caflisch. "Non dimenticate che Hannibal Gheddafi era salito agli onori della cronaca per i suoi trascorsi violenti, in particolare a Parigi nel 2005, dove era armato con una 9 mm". Secondo Longchamp, furono le guardie del corpo di Gheddafi a voler far credere che nel corso dell'arresto la polizia avesse agito con forza. La porta della suite è stata trovata distrutta dall'interno qualche giorno dopo.

L'arresto di Hannibal Gheddafi e della moglie nel luglio 2008 a Ginevra ha aperto una crisi diplomatica senza precedenti tra Berna e Tripoli che ha portato all'arresto e alla condanna di Göldi e Hamdani. Hamdani venne liberato nel febbraio del 2010 e Göldi nel giugno dello stesso anno. Con il deteriorarsi della situazione, la Confederazione ha fatto di Ginevra il capro espiatorio, ha affermato Longchamp. "Si doveva subire gli attacchi senza rispondere, perché c'erano degli ostaggi". L'epilogo ha permesso ora al Consiglio di Stato ginevrino di spiegarsi.

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