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Dopo aver salvato la propria immunità parlamentare, la consigliera nazionale Christa Markwalder (PLR/BE) - rea di aver fornito informazioni della Commissione della politica estera ad una lobbista - sfugge anche ad un'eventuale sanzione disciplinare.

Lo ha deciso oggi l'Ufficio del Consiglio nazionale, che ha ribadito la posizione espressa all'inizio di giugno.

La vicenda, tuttavia, non finisce qui: come indica una nota odierna dei servizi parlamentari, l'Ufficio intende aumentare la trasparenza nel lobbismo volto a condizionare il lavoro del Parlamento previo un ampio confronto sull'argomento "allo scopo di trovare soluzioni efficaci e pragmatiche che si attaglino alla realtà di un Parlamento di milizia".

Lobbismo, maggiore trasparenza

In vista di una futura modifica della Legge sul parlamento, l'Ufficio auspica la presentazione di un'iniziativa parlamentare, atto che dovrebbe essere redatto dalla Commissione delle istituzioni politiche, ha precisato all'ats il presidente del Consiglio nazionale Stéphane Rossini (PS/VS).

L'iniziativa parlamentare dovrebbe rispondere ai quesiti sollevati in numerosi atti parlamentari inoltrati sulla scia del caso Markwalder, non da ultimo la mozione del consigliere nazionale Lukas Reimann (UDC/SG), che l'Ufficio respinge a vantaggio dell'iniziativa.

Caso Markwalder, nessun elemento nuovo

Quanto a Marwalder, l'Ufficio non intende adottare alcuna sanzione, dal momento che dal primo di giugno scorso non sono emersi elementi tali da dover cambiare idea.

La richiesta di riesaminare questa posizione era stata formulata dalla Commissione dell'immunità del Nazionale (CdL-N) lo scorso due luglio. In quell'occasione, la CdL-N aveva deciso per 7 voti a 2 di non levare l'immunità parlamentare alla deputata. Decisione analoga anche per il consigliere nazionale Walter Müller (PLR/SG).

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), chiamato in causa da due denunce, aveva chiesto al Parlamento di privare dell'immunità parlamentare i due consiglieri nazionali. Markwalder era accusata di aver violato il segreto d'ufficio e di aver fornito informazioni politiche a uno Stato estero. Nel giugno del 2013 aveva depositato un'interpellanza nella quale poneva al Consiglio federale diverse domande sui rapporti tra Svizzera e Kazakistan.

Secondo quanto rivelato dalla "NZZ" il 6 di gennaio, non sarebbe stata lei a redigere il testo dell'atto parlamentare, ma la lobbista Marie-Louise Baumann dell'agenzia di pubbliche relazioni Burson-Marsteller. Baumann agiva su incarico del partito kazako Ak Schol, che si dice di opposizione, ma in realtà è vicino al regime.

Walter Müller era invece stato denunciato dalla Gioventù socialista (GS) per corruzione passiva. Il sangallese aveva partecipato nel maggio 2014 ad un viaggio in Kazakistan organizzato dall'agenzia di pubbliche relazioni Burson-Marsteller, su incarico di un cliente kazako.

Marwalder, violazione di lieve entità, immunità salva

Basandosi su criteri esclusivamente giuridici, la CdL-N era giunta alla conclusione che Markwalder aveva "formalmente" violato il segreto d'ufficio, poiché anche documenti considerati di pubblico dominio sottostanno al segreto che interessa le deliberazioni della commissione.

La privazione dell'immunità era stata però giudicata sproporzionata, vista la lieve entità dell'infrazione. Inoltre, il primo giugno la Commissione di politica estera del nazionale e lo stesso Ufficio avevano deciso di non punire Markwalder per questo motivo. Tuttavia, la CdL aveva chiesto all'Ufficio di rivalutare la possibilità di infliggere una sanzione disciplinare.

L'eventualità di togliere l'immunità ai due deputati è stata esaminata lo scorso agosto anche dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S). Quest'ultima, seguendo la CdL, ha deciso di non ottemperare alle richieste del MPC, giudicando i fatti rimproverati non sufficientemente gravi. Questa decisione ha posto fine ad ogni eventuale procedimento penale.

La CAG-S non era entrata in materia riguardo la richiesta della CdL all'Ufficio del Nazionale di rivalutare un'eventuale sanzione disciplinare. Ai media, il presidente della CAG-S, Stefean Engler (PPD/GR), aveva detto che la questione non era nemmeno stata discussa, trattandosi di un problema di pertinenza esclusiva della Camera del popolo.

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SDA-ATS