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Caso Polanski: moglie Seigner, 'mi sembrava una caduta senza fine'

PARIGI - "Preferisco parlarne, una volta per tutte, e poi passare ad altro". Esordisce così Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polanski, nella prima intervista dopo l'arresto del regista dello scorso 26 settembre.
"L'immagine che mi resta - racconta l'attrice al settimanale francese Elle - è l'impressione di essere caduta in un pozzo, come Alice in 'Alice nel Paese delle meraviglie'. Avevo la sensazione che la caduta fosse lenta e regolare. Che ogni giorno scendessi un po' più in basso. E che la discesa non sarebbe mai finita".
La cosa più difficile, prosegue la Seigner, è stato "sapere mio marito in prigione. Era orribile, e le visite nel parlatorio erano veramente dolorose. Anche per i bambini,che ci sono stati due volte. Ho impedito loro di piangere, volevo che fossero dignitosi". Proprio per stare vicina ai figli, racconta, "ho smesso con tutte le attività professionali. Siamo andati tutti insieme da uno psicologo, per avere la possibilità di parlarne, e ci ha fatto bene".
A proposito della natura particolarmente "disturbante" della vicenda giudiziaria in cui è implicato il marito, Emmanuelle Seigner afferma di non essere scioccata, perché "l'uomo che conosco non ha niente a che fare con quello descritto dai giornali. Non è quello l'uomo che ho incontrato, di cui mi sono innamorata e che ho sposato".
La decisione della Seigner di tornare a parlare con i media coincide con l'imminente lancio del suo nuovo album, rinviato a causa dell'arresto di Polanski.

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