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In Russia è scoppiata 'l'"epidemia" meldonium. Dopo il caso di Maria Sharapova, infatti, sono fioccate le sospensioni per l'uso del farmaco messo al bando dalla World Anti-Doping Agency (Wada).

Il medicinale, usato largamente in Russia e nei paesi dell'ex Unione Sovietica, è stato vietato a partire dal 1 gennaio del 2016 e ora iniziano a farsi sentire gli effetti dell'onda lunga. Tanto che il ministro allo Sport russo Vitali Mutko ha messo le mani avanti: "ci saranno altri casi, per la gioia dei nostri 'amicì".

Una dichiarazione a denti stretti che lascia intendere il nervosismo di Mosca per questa nuova 'sciagurà per lo sport russo. Mutko ha messo in chiaro che non si tratta di "un sistema" e che si indagherà "su ogni singolo caso". "Sei mesi fa - ha aggiunto Mutko - avevamo avvertito tutte le federazioni che questo farmaco era stato incluso nella lista di quelli proibiti. Ma bisogna fare chiarezza: l'atleta non lo assume da solo. Medici, allenatori, fisioterapisti e i capi delle federazioni devono essere responsabili. La cosa più terribile è che alla fine ne risente l'atleta".

Così, oltre alla celebre tennista, la scure si è abbattuta sul campione del mondo di pattinaggio velocità su ghiaccio Pavel Kulizhnikov, che nonostante abbia solo 21 anni ha già vinto 5 ori mondiali ed è anche il detentore assoluto del primato dei 500 metri; stessa sorte per Alexander Markin, 'stellà della nazionale russa di pallavolo, e Ekaterina Bobrova, diva del pattinaggio, argento ai mondiali del 2013.

Con i nomi eccellenti sono anche iniziate le polemiche. L'inventore del meldonium, Ivar Kalninsh, ha criticato senza mezzi termini la decisione dell'agenzia mondiale anti-doping. "La Wada non adduce prove, prende solo le decisioni", dice alla Tass. "Penso che in un certo senso sia un'azione diretta verso gli atleti dell'est: la Wada non ha nessuna prova scientifica che il meldonium sia doping", ha aggiunto.

A fargli eco è Serghei Iliukov, medico sportivo del centro di medicina sportiva della città finlandese Kuopio. Che ai media russi dice: "Il meldonium viene prodotto in Lettonia e utilizzato solo nei paesi post-sovietici: nello sport occidentale non se n'è mai sentito parlare". "In Occidente - attacca - vedono che gli atleti russi prendono qualcosa, ma non sanno cos'è e quindi deve essere per forza doping: questa è una mentalità da guerra fredda e se le ricerche su questo farmaco fossero state pubblicate su riviste occidentali non ci sarebbe stato nessun divieto".

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SDA-ATS