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A 24 ore dalla terribile scossa che ha seminato morte e distruzione, continua ad aggravarsi il bilancio del terremoto che ha colpito ieri sera un'area tra l'Iraq e l'Iran.

KEYSTONE/EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

(sda-ats)

A 24 ore dalla terribile scossa che ha seminato morte e distruzione, continua ad aggravarsi il bilancio del terremoto che ha colpito ieri sera un'area tra l'Iraq e l'Iran, già teatro di devastazioni e atrocità durante la guerra tra i due Paesi negli anni Ottanta.

Almeno 407 persone sono morte in Iran, mentre 8 hanno perso la vita in Iraq.

Il sisma, avvenuto alle 21.48 di ieri ora iraniana (le 19.18 in Svizzera), ha avuto una magnitudo di 7,3 gradi sulla scala Richter, secondo l'Istituto geologico degli Usa, che ne ha individuato l'epicentro una trentina di chilometri dalla città curda irachena di Halabja. Una località tristemente famosa perché qui nel 1988 avvenne il più letale bombardamento chimico della storia, compiuto da aerei dell'allora dittatore iracheno Saddam Hussein, con un bilancio di 5'000 civili uccisi.

Le onde sismiche sono state avvertite in buona parte del Medio Oriente. Alcuni testimoni hanno riferito all'agenzia di stampa italiana Ansa di aver visto i lampadari oscillare a Teheran, 500 chilometri a est dell'epicentro. In territorio iracheno, il terremoto è stato avvertito con forza dal capoluogo della regione autonoma del Kurdistan, Erbil, fino alla capitale Baghdad, 270 chilometri a sud. La tv irachena ha trasmesso immagini di persone che fuggivano da ristoranti e negozi durante la scossa. Quella iraniana ha mostrato edifici crollati e feriti avvolti nelle coperte. La città più colpita è Sarpol-e Zahab, nella provincia iraniana di Kermanshah, dove si registrano 300 morti. Secondo fonti dei soccorsi, "oltre 200 persone" potrebbero essere ancora intrappolate sotto le macerie di un complesso residenziale.

Il conto delle vittime è inevitabilmente destinato a salire, sia perché alcune località in questa regione montagnosa sulla catena degli Zagros non sono ancora state raggiunte dai soccorritori a causa delle strade bloccate dalle frane, sia perché molti dei sopravvissuti versano in gravi condizioni. I feriti in Iran sono circa 6'600 e quelli in Iraq 535.

La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha ordinato l'immediata mobilitazione di tutte le forze disponibili per aiutare le popolazioni colpite. Nei soccorsi sono impegnati anche i Guardiani della Rivoluzione e membri delle milizie Basiji. Da Teheran sono arrivate unità cinofile dei vigili del fuoco. Ma alla televisione alcuni residenti si sono lamentati della lentezza delle operazioni. Sui siti e social media iraniani, inoltre, crescono gli interrogativi sulla differenza nel numero delle vittime in Iran e in Iraq. Secondo alcune testimonianze, tra gli edifici crollati ve ne sarebbero alcuni costruiti durante il governo del presidente ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad nell'ambito di un programma di edilizia popolare a costi contenuti.

L'Iran è attraversato da diverse faglie che provocano frequenti terremoti. Il più grave dei tempi recenti fu quello di Bam, che nel dicembre del 2003 provocò 26'000 morti.

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SDA-ATS