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FRIBURGO - Romande Energie e Groupe E rinunciano alla partecipazione al progetto di centrale termica a carbone di Brunsbüttel, nella Germania settentrionale. L'investimento avrebbe dovuto raggiungere i 170 milioni di franchi.
Dal 2008 - quando le due società avevano acquisito partecipazioni minoritarie, oggi messe in vendita - il progetto è evoluto "a tal punto da non corrispondere più agli obiettivi iniziali", indicano oggi le due società in un comunicato.
"Alle condizioni attuali" Romande Energie rinuncia a investimenti in centrali elettriche a carbone, ha dichiarato stamane il direttore generale Pierre-Alain Urech. Finora il gruppo vodese ha speso 2,5 milioni di euro (3,6 milioni di franchi) per la partecipazione al progetto di Brunsbüttel.
"È un progetto eccellente", ha affermato Urech, ma "ha accumulato due anni di ritardo" e non risponde più "integralmente" agli obiettivi fissati.
Oltre alle difficoltà di realizzazione della centrale, il cui permesso di costruzione è atteso quest'estate, Romande Energie non è rimasta "indifferente" alle critiche di taluni clienti riguardo ai problemi ambientali posti dalle centrali a carbone. "La Svizzera fa all'estero quanto non vuole a casa propria: un atteggiamento che dà un po' fastidio", ha riconosciuto Urech.
Il progetto di centrale a carbone aveva suscitato in particolare le critiche di un collettivo che si batte per una politica d'investimenti basata sullo sviluppo sostenibile. Una sua petizione ha raccolto circa 2000 firme. Anche il Consiglio di Stato friburghese aveva espresso scetticismo sul progetto.
La partecipazione a centrali a carbone di gruppi svizzeri in Germania è un tema d'attualità. Lo scorso 23 marzo il Gran Consiglio ticinese ha avallato un investimento dell'Azienda elettrica ticinese (AET) di 24 milioni di euro (35 milioni di franchi) nell'impianto di Lünen, nella Ruhr (D).

SDA-ATS