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La Svizzera intende rafforzare gli scambi economici già intensi con la Cina, ormai seconda economia mondiale dopo gli Usa e acquirente importante di prodotti industriali elvetici. È quanto prevede l'accordo i libero scambio negoziato tra Berna e Pechino approvato oggi dal Consiglio federale unitamente al messaggio destinato alle Camere. Se il mondo economico gongola, le organizzazioni umanitarie si sono dette deluse al momento della firma del documento, nel quale non vengono mai menzionati i diritti umani.

L'intesa ha buone possibilità di superare lo scoglio parlamentare; a questo ostacolo potrebbe però frapporsene un altro, ossia una consultazione popolare qualora dovesse essere lanciato un referendum.

È quanto ha auspicato, per esempio, l'avvocato luganese Paolo Bernasconi. In un'intervista apparsa sul domenicale "Matin Dimanche" il 25 agosto ha detto di temere questa intesa poiché potrebbe servire ai Cinesi per eclissare la questione dei diritti dell'uomo nei negoziati futuri con l'Europa e gli Stati Uniti.

Nella sua nota odierna, il Dipartimento federale dell'economia mette in rilievo i vantaggi derivanti per la piazza economica elvetica da un accesso facilitato al grande mercato cinese. Nel 2012, l'export dalla Svizzera alla Cina ha raggiunto un valore di 7,8 miliardi di franchi (3,7% del totale) e l'import da questo Paese nella Confederazione 10,3 miliardi (5,5% del totale).

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SDA-ATS