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CF: coronavirus, nuove misure di lotta

Il Consiglio federale continua a lottare contro il coronavirus. KEYSTONE/ANTHONY ANEX sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2020 - 16:20
(Keystone-ATS)

Coordinazione dell'approvvigionamento di materiale medico importante, 20 miliardi di franchi in più per i crediti transitori e collaborazione a livello internazionale.

Gli interventi del Consiglio federale per combattere il coronavirus si muovono su più fronti. Confermate al momento le misure ticinesi.

Secondo il governo, alla Confederazione servono maggiori competenze per coordinare l'approvvigionamento di materiale medico. Sempre seguendo questo ragionamento, il Consiglio federale obbliga i Cantoni a notificare le loro scorte. Tale notifica serve a rilevare la quantità di materiale e agenti terapeutici disponibili in stock. Possono così essere anticipati e risolti in modo mirato eventuali problemi di approvvigionamento.

"Il sistema sanitario e gli ospedali svizzeri si sono preparati bene alla crisi e, nonostante i numerosi ricoveri, rimangono posti letto disponibili. Anche se fragile, si tratta di un equilibrio importante", ha detto oggi in conferenza stampa il consigliere federale Alain Berset.

"Non abbiamo però ancora raggiunti il picco dell'epidemia", ha continuato il ministro dell'interno. Bisogna quindi continuare a rispettare le misure imposte, dobbiamo restare uniti e avere disciplina anche col bel tempo, ha affermato, ribadendo l'invito a non recarsi in Ticino, pur aggiungendo che una chiusura del San Gottardo rimane impensabile. Oltre a tutto questo, per esser efficaci nella lotta contro il Covid-19, serve una maggiore coordinazione a livello di materiale medico, ha sottolineato.

Il governo ha inoltre disciplinato le modalità con cui la Confederazione sostiene i Cantoni e le organizzazioni di pubblica utilità come la Croce Rossa svizzera nell'acquisto di materiale medico, qualora il fabbisogno non possa essere coperto tramite i classici canali di acquisto. L'attribuzione del materiale acquisito avverrà in maniera centralizzata.

Prorogate limitazioni Ticino

In considerazione della situazione epidemiologica che si registra sul territorio ticinese, il Consiglio federale ha poi autorizzato Bellinzona a prolungare fino al 13 aprile le limitazioni ordinate in determinati settori dell'economia.

"Il Ticino ha chiesto di continuare con il regime d'eccezione" e la richiesta è stata approvato, ha detto Berset. La situazione sta evolvendo in un contesto che, seppur grave, ci permettere di controllarla.

Riguardo al divieto fattuale per gli over 65 di fare la spesa, Berset ha sottolineato che in linea di principio si tratta di una disposizione contraria alle norme federali. Tuttavia, la situazione ticinese è particolare e la misura è applicata con buon senso, ha affermato il ministro, che sembra quindi intenzionato a chiudere un occhio.

Da 20 a 40 miliardi

L'esecutivo ha pure deciso di incrementare il programma di fideiussione per i crediti transitori Covid-19. A causa della forte domanda, sottopone al Parlamento un aumento dell'attuale credito d'impegno da 20 miliardi a 40 miliardi di franchi complessivi.

Gli ultimi giorni, secondo il Consiglio federale, hanno dimostrato che i crediti transitori per il coronavirus corrispondono a una reale esigenza e che l'espletamento rapido e senza formalità burocratiche da parte di banche e PostFinance funziona bene. "Al 2 aprile erano stati conclusi 76'034 accordi di credito per un volume complessivo stimato in 14,3 miliardi di franchi", ha spiegato il consigliere federale Ueli Maurer.

"A causa della forte domanda il volume delle fideiussioni garantite dalla Confederazione dell'ordine di 20 miliardi di franchi sarà verosimilmente superato nei prossimi giorni", ha detto ancora Maurer. Per questo motivo, il Consiglio federale sottopone alle Camere federali un aumento del credito.

"Siamo coscienti del fatto che con il sistema semplificato potrebbero verificarsi abusi", ha affermato il ministro. Per questo si procederà a un controllo sistematico dei crediti collegandoli ai dati sull'imposta sul valore aggiunto o ad altri dati, per permettere così di verificare le informazioni sulle cifre d'affari fornite dalle imprese e di monitorare palesi discrepanze.

Aiuto per svizzeri all'estero

Il Covid-19 non si ferma però alle frontiere. La rapida diffusione della malattia e le enormi conseguenze sull'economia rendono indispensabile una collaborazione transfrontaliera tra gli Stati, che, per la Svizzera, si è già rivelata un fattore fondamentale per gestire la crisi.

"Facciamo molto all'interno della Svizzera. Finché non ci saranno farmaci o vaccini dobbiamo proseguire a lottare contro il coronavirus in altri modi" e questo non solo a livello interno, ma anche in una dimensione globale, ha dal canto suo evidenziato il consigliere federale Ignazio Cassis.

Il primo compito del suo dipartimento è quello di fornire assistenza agli svizzeri che si trovano all'estero. In questo senso, ad oggi, sono state trasportati 2100 cittadini elvetici e 1600 stranieri (incluse persone residenti in Svizzera). Oltre 800 svizzeri sono inoltre stati trasportati in altri Stati partner.

Dalla metà di marzo al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sono giunte circa 20'000 domande per telefono o e-mail, con punte massime di circa 850 telefonate e 1000 e-mail al giorno. Attualmente si viaggia ad un ritmo di 250-500 telefonate e oltre 300 domande via posta elettronica.

Collaborazione internazionale

Oltre a questo, bisogna garantire la risoluzione di problemi a livello diplomatico, con contatti bilaterali ad alto livello, accordi con gli Stati confinanti o ancora il coordinamento all'interno di un quadro europeo, partecipando ad esempio alla gestione della crisi dell'Unione europea.

"Se i Paesi a noi vicini decidessero ad esempio di 'trattenere' in Patria tutti i frontalieri, il nostro sistema sanitario entrerebbe in una pesante crisi", ha detto a titolo di esempio Cassis.

Vi deve poi essere una collaborazione diretta a livello internazionale, con aiuti immediati, interventi coordinati e misure che comprendano sia il medio che il lungo termine.

Dal canto nostro "abbiamo già accolto diversi pazienti francesi", poiché finché abbiamo posti disponibile è giusto fare gesti di solidarietà di questo tipo, ha affermato ancora Cassis. Riguardo a richieste simili all'Italia, ha spiegato che si sta valutando la situazione. In ogni caso, eventuali pazienti italiani non verrebbero ricoverati in Ticino, dove la situazione è critica.

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