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CF: flotta svizzera, cambiare bandiera per evitare lista nera

Possibile cambio di bandiera KEYSTONE/LAURENT GILLIERON sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2020 - 10:50
(Keystone-ATS)

Anche le navi svizzere per le quali la Confederazione ha contratto una fideiussione potranno cambiare bandiera, per attenuare le conseguenze di un inserimento nella lista nera di quelle che presentano un rischio economico elevato.

È quanto prevede la modifica di un'ordinanza approvata oggi dal Consiglio federale. Entrerà in vigore il primo novembre.

Nel 2019 le difficoltà economiche di un armatore elvetico hanno fatto sì che un numero superiore alla media di navi marittime battenti bandiera svizzera fosse temporaneamente immobilizzato nei porti europei, ricorda il governo in una nota. Di conseguenza, almeno per i prossimi due anni, quella svizzera potrebbe essere inserita nella lista delle bandiere le cui navi presentano un rischio elevato (lista nera).

Il declassamento si applicherebbe su tutto il territorio europeo, ma anche in Russia e Canada, e penalizzerebbe pesantemente tutte le navi battenti bandiera svizzera. Gli armatori sarebbero sottoposti a numerose restrizioni e subirebbero gravi perdite finanziarie. Un declassamento comporterebbe inoltre un rischio accresciuto per la Confederazione di dover onorare altre fideiussioni.

Le navi non soggette a fideiussioni della Confederazione possono già oggi evitare le conseguenze di una lista nera cambiando la propria bandiera. La Confederazione mantiene comunque un diritto di pegno di primo grado per garantire le proprie fideiussioni anche se le navi battono bandiera straniera e chiede che le vengano ceduti tutti i diritti derivanti dalle usuali assicurazioni sulle imbarcazioni, ricorda ancora l'esecutivo. In caso di bisogno, l'impiego delle navi per l'approvvigionamento del Paese è inoltre garantito contrattualmente.

I problemi della flotta elvetica sono cominciati nel 2008, quando la crisi finanziaria si è estesa al settore marittimo. Ciò ha avuto come conseguenza la vendita di una parte della flotta nel 2017. La vicenda delle fideiussioni è già costata oltre 200 milioni di franchi alla Confederazione.

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