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Durante l'anno di presidenza svizzero dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), la Confederazione è stata in grado di fornire contributi importanti per la promozione della sicurezza sul continente, e ciò malgrado la crisi ucraina.

È quanto afferma un rapporto del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) approvato oggi dal Consiglio federale.

Nel documento si precisa che la presidenza dell'OSCE è costata alla Confederazione 27,6 milioni di franchi, un milione in meno rispetto al budget iniziale. In questa somma è compresa l'organizzazione del Consiglio dei ministri dell'organizzazione, che si è tenuto a Basilea nel dicembre 2014.

Il rapporto afferma anche che la presidenza svizzera è riuscita a fare dell'OSCE "il principale attore internazionale nella gestione della crisi ucraina e a rendere efficaci i suoi strumenti". Malgrado non abbia potuto impedire lo scoppio della crisi, l'organizzazione ha comunque svolto un ruolo essenziale nell'attenuazione delle tensioni e nell'approvazione degli accordi di Minsk.

L'esecutivo sottolinea poi che la Svizzera è riuscita a inserire nell'agenda politica dell'OSCE temi come la riforma del settore della sicurezza, la prevenzione delle catastrofi naturali e il coinvolgimento dei giovani.

Per quanto riguarda i conflitti "congelati" nel Caucaso meridionale e in Moldavia, il governo afferma che "può essere considerato di per sé positivo il fatto che la situazione della sicurezza non sia notevolmente peggiorata a seguito della crisi in Ucraina".

Per tutti questi motivi il Consiglio federale giudica il bilancio della presidenza svizzera dell'OSCE "positivo". Il relativo rapporto viene ora trasmesso alle Commissioni di politica estera delle Camere federali.

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SDA-ATS