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CF: Swisscoy, prolungare impiego e rafforzare effettivi

Soldati della Swisscoy pronti a partire per il Kosovo. KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 27 novembre 2019 - 16:01
(Keystone-ATS)

Nonostante non manchi chi si interroga sul senso dell'attuale impegno militare elvetico in Kosovo, il Consiglio federale crede che la missione dei militi svizzeri in questo Paese sia ancora necessaria.

Nel messaggio al parlamento approvato oggi, il governo chiede di prolungare la missione della Swisscoy oltre il 31 dicembre 2020 fino al 2023, aumentando nel contempo gli effettivi da 165 a 195 militari. Le Camere dovrebbero affrontare il dossier in primavera e estate 2020.

Anche se un conflitto generalizzato è assai improbabile, Serbi e Kosovari continuano a guardarsi in cagnesco. Come ha precisato oggi davanti ai media la consigliera federale Viola Amherd, negli ultimi anni la situazione politica e in materia di sicurezza in Kosovo e nei Balcani occidentali si è infatti deteriorata, costringendo la NATO ad abbandonare il suo piano di dimezzare l'effettivo della KFOR, nel quale Swisscoy è integrata.

Il deterioramento delle relazioni tra Belgrado e Pristina avvenuto negli ultimi anni ha determinato, secondo la responsabile del DDPS, una recrudescenza delle tensioni e degli incidenti provocati da entrambe le parti. Insomma, benché i rischi di un nuovo conflitto armato nel Paese siano minimi, la situazione politica e in materia di sicurezza in Kosovo è tale da rendere ancora necessaria la presenza della KFOR per garantire stabilità e sicurezza.

"I Britannici hanno deciso, proprio per questo, di ritornare in Kosovo per garantire la stabilità della regione", ha specificato la ministra vallesana. La stabilità della regione è anche nell'interesse della Svizzera, ha ricordato la ministra della difesa. Nella Confederazione vivono quasi mezzo milione di persone che hanno radici nel Sud-Est europeo, di cui oltre 200 mila di origine kosovara.

Di fronte a questa situazione d'incertezza, la Svizzera non può starsene in disparte, ha spiegato la Amherd. All'interno della KFOR sono emerse nuove lacune in termini di capacità, specie a livello di truppe del genio, che richiedono ulteriori contributi negli ambiti della libertà di movimento, dell'acquisizione di informazioni e delle funzioni di ufficiale superiore presso il quartiere generale della KFOR. Si tratta di compiti ai quali Swisscoy ha già contribuito in passato, ha sottolineato la consigliera federale.

Concretamente, si tratta di mettere a disposizione mezzi pesanti in grado di garantire la praticabilità delle strade, in misura insomma di spostare ostacoli come automobili e altri mezzi, ha spiegato dal canto suo il capo dell'esercito Philippe Rebord. Il fatto di aver pattuglie miste, ossia composte anche da donne, ci consente inoltre di raccogliere più informazioni sulla situazione, anche perché le donne kosovare, di religione islamica, si confidano più facilmente con una persona dello stesso sesso. Si tratta di un atout della Svizzera, ha spiegato il comandante di corpo.

Viola Amherd ha insistito anche sul fatto di promuovere la presenza di donne in seno a Swisscoy, mantenendo almeno la percentuale attuale del 20%. Oltre a dimostrare concretamente la propria solidarietà, l'esercito svizzero trae utili insegnamenti dall'impiego della Swisscoy, in particolare per verificare e migliorare le sue procedure, ha poi spiegato la consigliera federale PPD. Insomma "abbiamo tutto da guadagnarci", ha dichiarato.

Per consentire a Swisscoy di rispondere a queste nuove esigenze, l'esecutivo intende aumentarne l'effettivo massimo dagli attuali 165 militari a 195 a partire dal mese di aprile del 2021. Come finora, in caso di aggravamento della minaccia il contingente dovrebbe essere rafforzato con 20 elementi per un periodo massimo di quattro mesi. Per svolgere eventuali compiti logistici e di manutenzione, il contingente dovrebbe poter essere accresciuto di altri 50 elementi per un periodo massimo di otto mesi.

Negli ultimi vent'anni, 650 donne e 8500 uomini hanno prestato servizio per Swisscoy in Kosovo. Il primo impiego di soldati svizzeri nell'ex provincia serba risale a vent'anni fa. Il 23 giugno 1999 - due settimane dopo la fine della guerra tra la Serbia e il Kosovo che provocò 12'000 morti e 800'000 rifugiati - il Consiglio federale decise di partecipare militarmente con un contingente svizzero alla missione internazionale "Mission Kosovo Force" (KFOR) guidata dalla NATO. Quale base giuridica fu invocata la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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