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L'ennesima commemorazione delle vittime del terrorismo un anno dopo l'attacco a Charlie Hebdo finisce con un mezzo flop: Place de la Republique domenica era semideserta, nonostante le autorità avessero definito l'evento "l'apice di una settimana di celebrazioni".

Erano presenti Francois Hollande, Manuel Valls, e molti ministri del governo. La partecipazione del cantante nazional-popolare Johnny Hallyday e il coro dell'esercito con la canzone di Jacques Brel "Les prenoms de Paris" non hanno attirato la folla. E le migliaia di parigini che qualsiasi giorno e qualsiasi sera si radunano ormai sotto la Marianne della Republique, diventato il monumento alla memoria delle 17 vittime di Charlie Hebdo e Hyper Cacher e delle 130 del 13 novembre, oggi non c'erano.

Colpa delle misure di sicurezza strettissime e della stazione metro Republique rimasta chiusa, dice qualcuno. Anne Hidalgo, sindaco socialista di Parigi che in serata ha presieduto una seconda celebrazione con accensione di luci alla 'Quercia della Memoria', ha trovato un'imbarazzante spiegazione: "Si sa - ha detto - i parigini non sono mattinieri...".

Erano le 11 quando, con il volto grave, Francois Hollande ha scoperto la targa dorata incastonata nel marciapiede della piazza, vicino alla Quercia. Subito dopo, Johnny Hallyday ha intonato, accompagnato da una sola chitarra, "Un dimanche de janvier", canzone composta dal ricordo della grande marcia della solidarietà che l'11 gennaio riunì nella capitale ferita i potenti della Terra.

Il brano, scritto dalla musicista Jeanne Cherhal, è stato più volte eseguito da Hallyday davanti a folle enormi e con una band imponente nei suoi concerti nei mesi scorsi. Mai di fronte a una piazza semivuota e con una sola chitarra. E sotto gli occhi scettici di parecchi familiari delle vittime. In molti hanno ricordato come, più volte, i vignettisti di Charlie Hebdo avessero preso di mira in modo anche velenoso il "Johnny" nazionale e sui social network hanno sottolineato che la scelta avrebbe potuto cadere su un nome più gradito.

Il coro dell'Esercito ha poi intonato Brel (Les prenoms de Paris) prima della lettura di un brano di Victor Hugo: "Salvare Parigi è più che salvare la Francia, è salvare il mondo". Commozione composta, un minuto di silenzio, poi la Marsigliese. A mezzogiorno, la piazza era tornata normale e riaperta al pubblico, che è affluito un po' più numeroso nel pomeriggio.

"Lo spirito dell'11 gennaio deve vivere", commenta Valls su Twitter, mentre Hollande - a sorpresa - scompare in auto. Ricomparirà qualche minuto più tardi alla Grande Moschea di Parigi, che partecipa all'iniziativa "porte aperte" di tutti i luoghi di culto musulmani in Francia durante questo fine settimana in omaggio alle vittime del terrorismo. Dopo il "tè della fratellanza", il presidente - accompagnato dal ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve - si è brevemente trattenuto con il rettore Dalil Boubakeur e con il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech, salutando poi tutti gli imam presenti. Ha ricordato, riferisce un testimone dell'incontro, "che l'Islam fa parte della Repubblica e che la comunità musulmana è la prima vittima degli attentati".

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SDA-ATS