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Churchill voleva attacco nucleare contro Stalin, lo sostiene libro

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2014 - 19:00
(Keystone-ATS)

Un attacco nucleare preventivo per cancellare il Cremlino e annientare Stalin. Era l'idea di Winston Churchill nel 1947, quando ancora l'Unione sovietica non possedeva l'atomica. È quanto emerge da un memorandum segreto dell'Fbi pubblicato nel libro 'When Lions Roar' del giornalista Thomas Maier, in uscita il prossimo mese in Gran Bretagna, e anticipato dal Mail on Sunday.

Il piano di Churchill era quello di fare pressioni sul senatore repubblicano Styles Bridges per arrivare fino all'allora presidente Usa, Harry Truman, e convincerlo a scatenare lolocausto nucleare sui sovietici.

Nel 1947 Churchill era molto influente ma non più primo ministro dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tornerà infatti a Downing Street nel 1951. Questo non toglie che nel 1946 fece uno dei suoi discorsi più celebri, affermando che una cortina di ferro era scesa sull'Europa. Era iniziato il confronto tra Est ed Ovest che verrà ricordato come Guerra Fredda. E Churchill voleva proprio evitare il prolungarsi di un conflitto e soprattutto il rischio che Mosca, una volta in possesso dell'atomica, scatenasse un attacco su vasta scala contro gli Stati Uniti.

Lo statista temeva più di tutto l'espansione del comunismo. Nella nota dell'Fbi si dice che Churchill fosse intenzionato a togliere di mezzo Stalin colpendo direttamente il Cremlino. Era anche disposto a sacrificare per il suo piano migliaia di cittadini sovietici che sarebbero morti nel corso dell'attacco. "Lo statista vedeva un attacco nucleare come una qualsiasi altra arma convenzionale, fino a quando realizzò che ci sarebbe stata molta più devastazione con l'atomica", ha spiegato l'autore del libro. Quando infatti tornò al potere, Churchill non presentò più il suo progetto di colpire al cuore Mosca. Anche perché i sovietici erano pronti a reagire.

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