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Un incendio di enormi proporzioni sta bruciando dalla notte scorsa la città portuale cilena di Valparaiso, dove secondo un bilancio provvisorio vi sono almeno 11 morti e cinquemila sfollati. La presidente Michelle Bachelet ha dichiarato lo stato di calamità ed ha mobilitato le forze armate per prestare soccorso alla popolazione della città turistica sul Pacifico, a 120 chilometri dalla capitale Santiago.

Il ministro dell'Interno, Rodrigo Penailillo, si è recato sul luogo del disastro per coordinare i soccorsi. Secondo il sindaco della città, Jorge Castro, le fiamme hanno già devastato 300 ettari di terreno. Le tv locali mostrano enormi lingue di fuoco che dai boschi attorno alla città si stanno propagando verso il centro abitato a causa dai forti venti marini. Le fiamme hanno già distrutto centinaia di case e gli sfollati sono stati sistemati in centri di accoglienza allestiti dall'esercito. "Siamo senza elettricità e questo significa che la colonna di fiamme sta creando un panorama dantesco e sta avanzando in modo incontrollabile", ha detto il sindaco Castro. Le autorità stanno pianificando l'evacuazione del carcere della città che ospita 2.000 detenuti, mentre 9 detenute incinte o con figli piccoli sono state già trasferite in una città vicina. L'incendio si è sviluppato ieri notte nella zona alta del porto per poi propagarsi alle colline vicine e ai centri abitati di La Cruz, El Litre, Mariposas, Las Canas e Merced. Secondo l'ufficio nazionale per le emergenze (Onemi), la protezione civile cilena, sono impegnati nelle operazioni di spegnimento oltre 3.500 uomini tra pompieri, militari, poliziotti e carabinieri, con l'ausilio di 12 Canadair. Il generale dei carabinieri Julio Pineda ha detto che rinforzi sono in arrivo dalla capitale Santiago.

SDA-ATS