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Cile: minatori, tanti scricchiolii ma non ci hanno ascoltato

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 ottobre 2010 - 20:55
(Keystone-ATS)

SANTIAGO DEL CILE - Uno dei 33 minatori rimasti intrappolati per 69 giorni a 700 metri di profondità nella miniera cilena di San Josè, l'ex militare Juan Illanes, ha rivelato che il 5 agosto scorso, alle 11 del mattino, tre ore prima del crollo, lui e i suoi compagni hanno avvertito i responsabili della miniera che si udivano scricchiolii e rumori più forti di quelli abituali.
"Abbiamo chiesto che ci lasciassero tornare in superficie, ma non ci hanno dato il permesso", ha denunciato Illanes, secondo quanto ha riferito oggi il deputato Carlos Vinches, del partito di destra moderata Udi e membro della Commissione che indaga sulle cause dell'incidente.
"La miniera stava rimbombando e ci hanno lasciato dentro" hanno confermato a loro volta altri due minatori tratti in salvo, Jimmy Sanchez e Omar Reygadas.
Vinches, eletto nella zona di Copiapò, ha assicurato che saranno tutti ascoltati dalla Commissione.
Il governo cileno ha disposto oggi l'avvio dei lavori per la chiusura definitiva della miniera di Copiapò: lo ha reso noto il ministro delle miniere, Laurence Golborne, assicurando che la chiusura avverrà in un paio di settimane.
Brunilda Gonzalez, sindaco del municipio di Caldera, il più vicino alla miniera, in rappresentanza di 24 dei 33 minatori salvati, ha intanto già presentato alla giustizia una denuncia contro i proprietari della miniera e il ministero del Lavoro. Dai primi esige un indennizzo attorno ai 12 milioni di dollari, che dovrebbero però aumentare perchè i familiari di altri cinque minatori hanno già detto che vogliono unirsi alla querela. Ha invece chiesto sanzioni per diversi funzionari pubblici.
"Il fatto è - ha precisato Gonzalez alla stampa - che il governo un giorno decideva di chiudere la miniera e un altro di riaprirla. Il 5 luglio, l'ha fatta chiudere il ministero di giustizia. Ma il 29, il ministero della sanità l'ha fatta riaprire". Il sindaco di Caldera ha denunciato in merito che ci sarebbero state "mazzette".
E così, mentre da Londra il presidente Sebastian Pinera ha ribadito anche oggi il suo impegno per riformare la legge sulle miniere (fatta approvare nel 1981 da suo fratello Josè, che è stato ministro delle miniere durante la dittatura di Pinochet ndr.), sono arrivate anche le denunce sulla miniera che tremava a sole tre ore dal crollo.

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