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Cina: banca centrale rassicura, no a yuan debole

Il governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan scende ancora in campo e poche settimane dopo il G20 di Shanghai torna a rassicurare sullo stato di salute dell'economia.

Il Paese, dice, è in grado di raggiungere i target di crescita fissati per il 2016 (pari al 6,5-7%) e di non vedere ragioni per svalutare lo yuan al fine di rilanciare l'export in difficoltà.

Zhou, in occasione della conferenza stampa annuale legata ai lavori del Congresso nazionale del Popolo, è l'ultimo dei massimi esponenti cinesi a provare a "calmare" i mercati finanziari globali sulla stabilità delle seconda economia al mondo.

"Dal mio punto di vista mi aspetto che continueremo ad adottare una politica monetaria relativamente prudente considerando che non vi sono principali crisi finanziarie internazionali o domestiche", ha notato Zhou.

Il tasso di crescita del 2015, pari al 6,9%, è il più basso degli ultimi 25 anni, ma per quest'anno il governatore ha detto che la Cina riuscirà a centrare la crescita del 6,5-7% "senza la necessità di dover prendere misure drastiche addizionali".

Quanto a possibili tagli dei tassi d'interesse l'orientamento è di "guardare prima alla situazione dell'intera economia e al prossimo ciclo di relativi dati economici" dato che ci "sono molti fattori da tenere in considerazione".

Zhou vede uno yuan ormai stabilizzato e corposi flussi di capitali ancora in uscita nel breve termine, come risulta del resto dagli ultimi dati: le riserve in valuta estera sono calate di circa 29 miliardi di dollari a febbraio, a 3.200 miliardi, meno dei 99,5 miliardi di gennaio e i 108 miliardi di dicembre.

La Cina non ha alcun interesse a indebolire lo yuan: con un surplus commerciale di 600 miliardi di dollari nel 2015, non c'è bisogno di supporti artificiali. Il governatore è uno degli uomini chiave del presidente Xi Jinping, tanto da considerarlo un "asset intangibile": malgrado i suoi 68 anni, oltre i 65 tradizionali della soglia del ritiro, Zhou è considerato un pragmatico e un convinto sostenitore delle riforme finanziarie basate su logiche di mercato per rendere più efficiente l'economia cinese dominata dallo Stato.

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