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Due persone sono state condannate a morte da un tribunale di Kashgar, nel nordovest della Cina, per il loro ruolo nelle violenze dello scorso 23 aprile, nelle quali persero la vita 21 persone. I due, di etnia uighura, sarebbero secondo gli investigatori cinesi i fondatori di un gruppo terrorista.

La dinamica dei fatti di aprile non è chiara. Secondo esuli uighuri le violenze sono state innescate dalla persecuzione della polizia contro i membri di una famiglia uighura, che voleva imporre agli uomini di non tagliarsi le lunghe barbe e alle donne di indossare il velo.

Il Xinjiang è in teoria aperto ai giornalisti ma spesso i reporter che visitano la regione vengono bloccati dalla polizia e la verifica delle notizie è problematica.

Gli uighuri sono circa il 45% della popolazione del Xinjiang, la Regione Autonoma del nordvest che confina con India, Pakistan, Afghanistam e con le repubbliche ex-sovietiche dell'Asia Centrale. Nel 2009 violenze nella capitale regionale Urumqi hanno provocato la morte di 200 persone, in maggioranza immigrati cinesi. Nello scorso giugno, almeno 35 persone sono morte in una rivolta a Lukqun, circa 200 km a sudest di Urumqi.

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SDA-ATS