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Cina: due monaci condannati a pene severe in Tibet

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 ottobre 2010 - 09:07
(Keystone-ATS)

SHANGHAI - Due monaci tibetani sono stati condannati da un tribunale cinese di Lhasa, capitale del Tibet, a pene gravi per le proteste del 2008. Lo riferisce il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, una ong con sede in India a Dharamsala, che si batte per i diritti dei tibetani. Due anni dopo il loro arresto. Jampel Wangchuck e Kunchok Nyima, due monaci tibetani sono stati condannati all'ergastolo (il primo) e a vent'anni di carcere (il secondo) dalla Corte del popolo di Lhasa, con l'accusa di aver partecipato e soprattutto incitato le proteste di piazza che si svolsero nella capitale del Tibet, nel marzo del 2008.
La sentenza di condanna contro i due monaci, resa nota solo adesso, risale in realtà allo scorso mese di giugno, come scrive in un comunicato sul suo sito il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy. I due erano stati arrestati nell'aprile del 2008 in connessione agli eventi di un mese prima quando circa 350 monaci del monastero di Drepung si avviarono verso Lhasa per protestare contro le restrizioni dei cinesi in vista delle Olimpiadi di Pechino e del passaggio della fiaccola olimpica. Ma la loro marcia venne subito bloccata e repressa dalle autorità. La maggior parte dei monaci furono mandati indietro, alcuni arrestati. Da allora il monastero è rimasto sotto stretto controllo. Viene costantemente presidiato dalle autorità cinesi che costringono anche i monaci rimasti a seguire corsi di rieducazione politica.

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