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Cina: pochi iscritti, chiudono scuole arti marziali

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 settembre 2011 - 12:28
(Keystone-ATS)

Tempi duri per le arti marziali in Cina. Secondo quanto riferisce l'agenzia Nuova Cina, soprattutto nella provincia orientale dell'Anhui e in quella centrale dell'Henan di antica tradizione, le scuole di arti marziali stanno progressivamente scomparendo e perdendo gloria e studenti. Tanto che molte di queste scuole stanno ormai chiudendo.

Secondo i dati forniti dal centro di arti marziali e boxe cinese, verso la fine degli anni novanta nella sola provincia dell'Anhui c'erano oltre 200 scuole di arti marziali. Attualmente ne sarebbero rimaste meno di sessanta. A Dengfeng, la città dove si trova il tempio di Shaolin, famoso per il buddismo zen e per essere un importante centro per la pratica delle arti marziali, il numero delle scuole è passato da 100 nel 2000 alle 48 di oggi.

Secondo Tang Shanzhong, capo del dipartimento delle attività sociali del centro di arti marziali e boxe, uno dei motivi che hanno portato alla decadenza di queste scuole, è che sempre meno genitori spingono i loro figli ad iscriversi, optando maggiormente per scuole più tradizionali. Un'altra causa, secondo gli esperti, potrebbe essere ravvisata nella mancanza di prospettive di lavoro per coloro che frequentano queste scuole.

L'arte marziale cinese è conosciuta anche con il nome di wushu o kung fu. Si tratta di tecniche di combattimento basate su attacco e difesa effettuate sia a mani nude che - in alcuni casi - con l'uso di armi.

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