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Una stretta di mano lunga un minuto davanti a una selva di telecamere ha suggellato oggi il primo vertice della storia tra un presidente cinese e uno taiwanese.

Xi Jinping e Ma Ying-jeou sono apparsi sorridenti e rilassati, sul "campo neutro" di Singapore, la città Stato amica di entrambi scelta per l'incontro.

Vestiti scuri, cravatta rossa per Xi e blu, il colore del suo partito, per Ma. Spenti i flash, i due "signori" - l'appellativo di "presidente" è stato accuratamente evitato per non creare malintesi sul fatto che la Cina non riconosce Taiwan e viceversa - si sono appartati con le loro delegazioni nelle sale chiuse dello Shangri-la, l' albergo di lusso nel quale si è svolto il vertice.

Xi Jinping ha parlato per primo, ma solo per tre minuti, contro i sette della replica di Ma. Il numero uno cinese ha subito messo l'accento sull'appartenenza di Taiwan alla Cina. "Nessuna forza ci può separare perché siamo fratelli, siamo ancora legati l'uno all'altro dalla nostra carne anche se le nostre ossa sono spezzate, siamo una famiglia nella quale il sangue è più denso dell'acqua", ha rimarcato Xi. In risposta, Ma Ying-jeou ha affermato di voler promuovere la pace tra "le due sponde dello Stretto di Taiwan" e ha lanciato un appello al rispetto reciproco "dei valori e del mondo di vita" dell' altro.

Il Guomindang, il Partito Nazionalista di Ma Ying-Jeou, si rifugiò a Taiwan nel 1949, dopo essere stato sconfitto in quattro anni di una sanguinosa guerra civile dai comunisti guidati da Mao Zedong. Mentre a Pechino il Partito Comunista Cinese ha mantenuto il monopolio sulla vita politica, a Taiwan il Guomindang ha gradualmente ceduto il passo ad una democrazia multipartitica. La leader del principale partito di opposizione, il Partito Democratico Progressista Tsai Ing-wen, non ha nascosto il suo disappunto per il comportamento del presidente.

"Ci aspettavamo che parlasse della democrazia taiwanese, della libertà e dell'esistenza della Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan)", ha dichiarato. "Cosa ancora più' importante, del diritto del popolo di Taiwan di scegliere liberamente... ma su questi punti non ha detto una parola", ha aggiunto Tsai, che tutti i sondaggi danno in testa nelle elezioni presidenziali che si terranno in gennaio a Taiwan.

Nella conferenza stampa conclusiva del vertice Ma Ying-jeou ha illustrato la sua proposta in cinque punti per il miglioramento delle relazioni "tra le due sponde" dello Stretto e, cosa più' importante, ha detto di aver sollevato con Xi il problema dei missili cinesi - centinaia secondo gli esperti - puntati su Taiwan.

Il leader cinese ha risposto, secondo la versione di Ma, che la politica di difesa seguita dalla Cina è "globale" e non punta in particolare verso alcun Paese. Xi Jinping non ha incontrato i giornalisti e ha lasciato il compito al burocrate di medio livello Zhang Zhijun, presidente dell'Ufficio per gli affari di Taiwan della Repubblica Popolare.

Il messaggio chiaro è che Ma Ying-jeou è considerato da Pechino a livello di Zhang, cioè il capo di un ufficio periferico e non certo un capo di Stato. Nelle conferenze stampa sono state illustrate le "cinque proposte" di Ma e le "quattro proposte" di Xi: dichiarazioni di buona volontà, di intenzioni di migliorare le relazioni commerciali e culturali tra "le due sponde".

Come previsto nessuno accordo è stato firmato, a conferma che l' importanza del vertice è stata più simbolica che concreta. Ma i simbolismi in Asia e in particolare in Cina, hanno un' importanza che non deve essere sottovalutata.

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SDA-ATS