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ROMA - "Berlusconi, chi non conosce Berlusconi? Ma il problema è più ampio. La destra è come un morbo contagioso. Molte nazioni in Europa tendono a seguirsi e passarsi la malattia l'una con l'altra. Di questo siamo tutti responsabili". Per più di un'ora e mezzo, Ken Loach, ospite al Centro di Cultura Ecologica di Roma per una rassegna a lui dedicata, ha risposto alle domande di un pubblico attento appassionato.
"È qui, nella periferia, che da regista vuoi che il tuo film venga visto. Il futuro è qui, la cultura nasce dalla gente che ha una vita difficile", spiega il regista inglese che più di tutti ha raccontato il mondo operaio e le ipocrisie della classe politica, con film come "Riff-Raff", "My Name Is Joe", "Piovono Pietre", "Ladybird Ladybird".
Le sue parole, per lo più rivolte alla situazione inglese, appaiono aderenti anche alla realtà italiana, che si parli di politica, di lavoratori, di clima o di cinema. "Oggi la gente vuole cose semplici: sicurezza, ottenere un lavoro e venire pagato, potere andare in ospedale è ricevere assistenza. Prima pensavamo che queste fossero richieste accettabili oggi abbiamo imparato che tutto questo non è più scontato. Sono cose semplici, ma chiedere cose semplici oggi sembra rivoluzionario".
Dopo la privatizzazione massiccia in Inghilterra, racconta Loach, "oggi ci fanno sapere che non ci sono più soldi per la pensione. Le persone dovranno diventare comunisti se vogliono una risposta alle loro semplici richieste". Ma allora come spiega il regista l'avanzata in tutta Europa dell'estrema destra, soprattutto grazie ai voti del proletariato? "Perchè a queste persone i politici dicono molte bugie - risponde - gli fanno credere che se sono poveri devono prendersela con chi è più povero di loro. Se poi il povero ha la pelle nere, deve essere condannato ancora di più. In Inghilterra come in Italia questo è quello che la destra propone è il proletariato la vota perché così ha un capo espiatorio con cui prendersela. La sinistra deve lavorare più duro".
Per Loach si dovrebbe ripartire dalla "politica locale" e poi costruire "ponti" tra le nazioni d'Europa. Qualcuno accenna al "caso di coscienza" che ha colpito alcuni autori della Mondadori. "Pubblicare un libro o fare un film sapendo che sarà distribuito da una società in mano alla destra per me sarebbe un problema", dice il regista, che tiene anche a precisare la sua posizione sull'altro più delicato boicottaggio circa la questione Israelo-Palestinese. "Sottolineo che siamo contro lo Stato di Israele, mai contro i suoi artisti".
Nell'incontro c'è spazio ovviamente anche per il cinema. Quello italiano ("Ho visto Gomorra: Saviano come sta, è al sicuro?", si informa) è ovviamente il suo. Sta riflettendo su due nuove idee che non rivela, ma intanto nei prossimi mesi la Bim dovrebbe distribuire "Route Irish", presentato all'ultimo Festival di Cannes: "È un film sulla privatizzazione della guerra, uno sviluppo di cui non si parla - racconta - Ci viene detto che i conflitti sono finiti e che ci stiamo ritirando. In realtà solo in Iraq, ci sono 50 mila mercenari che stanno ancora combattendo. Così, oltre a privatizzarla, la guerra la nascondono perché se un soldato muore al ritorno in patria viene pubblicamente celebrato. Ma se il morto è un mercenario, non si fa e non si sa nulla".
Ultima battuta per il rivoluzionario 3D. "È un bel gioco, ma a me interessano di più le storie e i personaggi - conclude - È poi come vedrei il film con due paia di occhiali?".

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SDA-ATS