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Colpo basso del Congresso degli Usa nei confronti di Barack Obama. Sono passate poche ore dalla solenne promessa fatta dal presidente a Parigi, quella di Usa leader nella lotta per il clima, che i repubblicani in patria bocciano la stretta 'verde' della Casa Bianca.

Dopo il Senato, infatti, anche la Camera dei rappresentanti ha votato contro il drastico taglio delle emissioni inquinanti delle industrie, fortemente voluto da Obama che vorrebbe porre gli Stati Uniti all'avanguardia, farne un modello da proporre agli altri leader mondiali e 'grandi inquinatori', come la Cina o l'India.

Le risoluzioni passate dal Congresso in realtà hanno solo un valore simbolico, visto che il presidente ha già annunciato il veto. Ma dal punto di vista dell'immagine non possono che danneggiare Obama, rendendolo meno credibile agli occhi del mondo.

Come può lui garantire che gli Stati Uniti rispetteranno i loro impegni se l'opposizione interna al taglio delle emissioni è così forte? E come può convincere i partner internazionali che dopo di lui le promesse fatte dagli Usa verranno mantenute? L'ira della Casa Bianca di fronte a quella che viene vissuta come una vera e propria "provocazione" è forte, nonostante il voto del Congresso fosse ampiamente previsto.

A rischio c'è l'ambizione di Barack Obama di lasciare sul fronte ambientale un'eredità che mai nessun altro presidente americano aveva costruito. Le norme bocciate sono quelle varate dall'Epa (Enviromental Protection Agency), l'agenzia federale per l'ambiente, che rappresentano l'impegno centrale contenuto nell'agenda verde di Obama: prevedono infatti una riduzione delle emissioni di carbonio da parte dei grandi impianti industriali del 32% entro il 2030. Un taglio che la destra americana giudica irresponsabile e dagli effetti potenzialmente devastanti per l'economia e l'occupazione negli Usa.

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SDA-ATS