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La studentessa di legge Sarah Thomson, 26 anni, davanti al tribunale di Wellington, Nuova Zelanda.

KEYSTONE/AP/NICK PERRY

(sda-ats)

Una studentessa neozelandese di legge sta portando il suo governo in tribunale per obbligarlo ad adottare misure più stringenti contro il cambiamento climatico.

Il caso della ventiseienne Sarah Thomson, che inizia oggi al tribunale di Wellington, vede la giovane contrastare l'esecutivo, a suo dire colpevole di aver preso impegni inadeguati per contrastare il riscaldamento terrestre.

Con l'accordo di Parigi, la Nuova Zelanda si è impegnata a raggiungere, nel 2030, un taglio delle emissioni pari al 30% rispetto ai livelli del 2005. Per la studentessa questo obiettivo, e le modalità per raggiungerlo, sono "illogici, irrazionali e irragionevoli".

"Voglio che la Nuova Zelanda faccia di più", ha detto Thomson. "Voglio che il governo prenda la cosa sul serio e che si impegni davvero per il futuro dei giovani neozelandesi, perché saranno loro a dover affrontare le conseguenze dei riscaldamento globale".

Per la ministra neozelandese responsabile del clima, Paula Bennett, il target fissato è "equo e ambizioso", ed è stato fissato "solo dopo un approfondito processo di consultazione".

La studentessa ha spiegato di essersi ispirata ad altri casi analoghi incluso quello che, nel 2015, ha visto una Corte olandese ordinare al governo dei Paesi Bassi di ridurre le emissioni di gas serra. Contro quella decisione il governo olandese è ricorso in appello.

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SDA-ATS