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I partiti hanno ribadito oggi le loro rispettive visioni della piazza finanziaria svizzera in occasione di un dibattito urgente in Consiglio nazionale. La sinistra ha ripetuto il suo credo nello scambio automatico di informazioni, l'UDC ha chiesto di mettere fine alla "capitolazione" di fronte all'estero e gli altri partiti borghesi hanno sostenuto la linea del governo.

"È perlomeno discutibile dire, come invece sostiene il Consiglio federale, che l'imposta liberatoria sia un'alternativa valida rispetto agli standard internazionali", ha affermato Marina Carobbio Guscetti (PS/TI). "Ci vuole una strategia globale e duratura che parta dagli standard internazionali nella lotta all'evasione e alla frode fiscale e che si basi sullo scambio automatico d'informazioni". Una tesi assolutamente analoga è stata difesa dal verde Daniel Vischer (ZH).

"L'attuale strategia del governo comporta la trasmissione dei nomi degli impiegati delle banche agli Stati Uniti, ma il governo si rifiuta di consegnare i nomi di chi froda ed evade il fisco alle autorità di altri Paesi. Questo non è accettabile", ha sottolineato la socialista ticinese.

A tal proposito Jean Christophe Schwaab (PS/VD), presidente romando dell'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB), è stato particolarmente severo. Ai suoi occhi le cinque banche che hanno trasmesso a Washington informazioni sui loro dipendenti sono colpevoli di "tradimento". La carriera di questi collaboratori è in pericolo: il Consiglio federale deve ottenere garanzie in un accordo globale con gli Stati Uniti.

La responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Eveline Widmer-Schlumpf ha nuovamente negato di aver offerto su un piatto d'argento gli impiegati di banca alle autorità americane. Ha espresso soddisfazione per il fatto che la Commissione della gestione (CdG) del Nazionale si occupa della questione. L'organo di sorveglianza parlamentare non ha ancora deciso di aprire un'inchiesta, ha però precisato all'ats il suo presidente Ruedi Lustenberger (PPD/LU), anche se è "molto probabile" che lo faccia.

Se intendete sopprimere il segreto bancario (perché lo scambio automatico d'informazione a questo corrisponde), dovete lanciare un'iniziativa popolare, ha replicato al PS Hans Kaufmann (UDC/ZH). La piazza finanziaria elvetica ha bisogno di sicurezza giuridica e di ritrovare la fiducia della clientela straniera. Il democentrista ha accusato il Consiglio federale di non avere alcuna strategia, se non quella di "capitolare" e continuare a regolamentare per un costo di tre miliardi. La strategia attuale è quella di "scrollarsi di dosso la pressione dall'estero" quando invece dovrebbe essere volta a "guadagnare parti di mercato", ha deplorato Caspar Baader (UDC/BL).

La Svizzera deve adattarsi agli standard internazionali ma non bisogna essere troppo perfezionisti, ha sostenuto Dominique de Buman (PPD/FR), che ha invitato la ministra delle finanze Widmer-Schlumpf a proseguire sulla via dei negoziati, ma "senza cedere troppo in fretta" e chiedendo delle contropartite. Ha inoltre insistito sull'importanza di un accordo con l'Unione europea (Ue) sui servizi.

Anche il PLR auspica che il Consiglio federale prosegua sulla via intrapresa. Per Christian Lüscher (PLR/GE) la Confederazione non deve isolarsi e neppure indebolire la propria piazza finanziaria. I liberali radicali vogliono una piazza forte che accolga redditi fiscalizzati e che nello stesso tempo rispetti la sfera privata, ha detto Ruedi Noser (PLR/ZH).

Alla fine del dibattito la responsabile del DFF ha sottolineato che la Svizzera continuerà a puntare sugli accordi di doppia imposizione e sull'imposizione alla fonte. Nell'ambito del diritto attuale non vi è altra soluzione per regolare il passato, ha sostenuto.

Molto attesa, la strategia del denaro pulito sarà messa in consultazione solo in gennaio in modo da combinarla con il progetto contro il riciclaggio di denaro, ha aggiunto la Widmer-Schlumpf. Il suo scopo è di rafforzare la piazza finanziaria e di escludere che vi affluisca denaro non dichiarato.

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SDA-ATS