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L'esercito del futuro dev'essere più piccolo dell'attuale, ma meglio equipaggiato e flessibile per rispondere alle attuali minacce. Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale respingendo con 170 voti a 13 una proposta di non entrata nel merito presentata dai Verdi.

La Camera del popolo è tornata ad occuparsi della riforma dell'esercito ("Ulteriore sviluppo dell'esercito (Uses)"), dopo il siluramento del dossier lo scorso giugno a causa dei veti incrociati della sinistra e dell'UDC riguardanti il finanziamento della truppa. La destra chiedeva oltre cinque miliardi l'anno, iscritti nella legge, mentre la sinistra si è battuta per una somma inferiore ai 5 miliardi.

La commissione preparatoria proporrà un credito di 20 miliardi per il periodo 2017-2020. Questa somma verrà iscritta in un decreto separato. Verdi e PS chiederanno invece un credito di 4,7 miliardi per un esercito di 80 mila effettivi. Visti i rapporti di forza in aula, queste proposte non hanno alcuna possibilità di essere accolte.

Gli altri gruppi parlamentari sostengono invece un dimezzamento dell'attuale effettivo, da 200 mila a 100 mila uomini. La scuola reclute dovrebbe durare 18 settimane, invece delle attuali 21, cui si aggiungono sei corsi di ripetizione di 3 settimane ciascuno. Il Consiglio federale propone sei corsi di 2 settimane, gli Stati cinque corsi di 3 settimane. Il Nazionale dovrebbe spuntarla su quest'ultimo aspetto.

Dopo lo stop inatteso dello scorso giugno, la riforma dell'esercito dovrebbe entrare in vigore a inizio gennaio 2018, come ha dichiarato a nome della commissione il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI).

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SDA-ATS