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CN: formazione, sì a legge cooperazione internazionale e mobilità

Guy Parmelin KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 16 settembre 2020 - 12:12
(Keystone-ATS)

La legge sulla cooperazione internazionale e la mobilità nella formazione non soddisfa più i requisiti attuali e va pertanto totalmente rivista, non da ultimo per svincolarla dalla partecipazione ai programmi di formazione dell'UE.

Ne è convinto il Consiglio nazionale che ha approvato oggi, all'unanimità, la nuova legislazione. Il sostegno agli scambi di studenti non dovrebbe dunque più essere destinato esclusivamente alla partecipazione al programma europeo Erasmus. Partecipazione che allo stadio attuale rimane incerta, ha spiegato Simone de Montmollin a nome della commissione (PLR/GE).

Dopo il "sì" popolare del febbraio 2014 all'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa", Bruxelles ha infatti sospeso i negoziati sulla partecipazione svizzera a Erasmus+. La Confederazione ha reagito attuando i propri programmi di incentivazione compatibili con quelli dell'UE. Tuttavia, questa soluzione alternativa non è ancora ancorata nella legge. Da qui la necessità di legiferare.

La revisione mira anche a correggere i punti deboli dell'attuale legislazione, a chiarire alcuni concetti e ad ampliare le possibilità strategiche per il futuro orientamento della politica di sostegno della Confederazione. Non crea nuove misure di incoraggiamento, ma rende più flessibili gli strumenti esistenti, ha sottolineato il consigliere federale Guy Parmelin.

L'oggetto torna ora al Consiglio degli Stati per l'esame delle divergenze.

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