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La Svizzera dovrebbe aderire alla Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sulla protezione della maternità, che garantisce in particolare la rimunerazione delle pause per l'allattamento. Il Consiglio nazionale si è espresso oggi a favore con 101 voti contro 56 e 9 astenuti. La parola spetta ora agli Stati.

Il diritto svizzero corrisponde ampiamente ai termini della Convenzione, a eccezione della rimunerazione delle pause per le donne che allattano. La questione non è regolata in modo esaustivo nel diritto del lavoro e non vi è giurisprudenza del Tribunale federale che permetta di decidere su questo tema.

L'UDC ha proposto di respingere l'entrata in materia. La pratica dell'allattamento durante il lavoro si è sviluppata nel paese in maniera autonoma e si è allineata alle convenzioni internazionali. Non vi è dunque alcun motivo di modificare il nostro diritto in materia, ha sostenuto inutilmente Toni Bortoluzzi (UDC/ZH).

Soltanto 22 dei 183 paesi membri dell'OIL hanno ratificato questa convenzione e il suo contenuto non è chiaro, ha aggiunto il deputato zurighese. Inoltre, i datori di lavoro in Svizzera sono contrari alla ratifica. La sua proposta di non entrata in materia è stata bocciata con 103 voti contro 58 e 2 astenuti.

L'ordinanza sul lavoro dovrà dunque essere modificata per garantire il pagamento delle pause riservata all'allattamento. La commissione della sicurezza sociale del Nazionale voleva dapprima modificare la legge sul lavoro, ma il Consiglio federale ha ritenuto che ciò fosse superfluo. La commissione e il plenum hanno condiviso questo punto di vista.

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SDA-ATS