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Lo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane potrà diventare realtà soltanto quando il Parlamento italiano avrà adottato un progetto di autodenuncia per i contribuenti in Italia. La versione attualmente al vaglio del parlamento di Roma prevede sanzioni più elevate per coloro che hanno depositato valori patrimoniali in uno Stato che, come nel caso della Svizzera, figura sulle liste nere italiane. È quanto ha indicato la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, rispondendo ad un quesito di Giovanni Merlini (PLR/TI), durante la tradizionale "ora delle domande".

Il parlamentare ticinese chiedeva al governo per quali motivi la Svizzera figurasse ancora sulla "black list" italiana in materia di fiscalità, anche dopo che il Consiglio federale il 15 ottobre 2013 ha sottoscritto la Convenzione multilaterale dell'OCSE, di cui peraltro anche l'Italia fa parte.

Secondo Merlini, Berna si è adeguata ai nuovi standard internazionali per quanto riguarda lo scambio di informazioni su richiesta in materia fiscale. Ciò dovrebbe essere sufficiente, indipendentemente dall'esito dei eventuali negoziati bilaterali, per evitare un trattamento discriminatorio della Svizzera da parte di Roma nell'ambito della regolarizzazione dei capitali non dichiarati dai contribuenti italiani.

Dalla risposta fornita oggi dalla ministra delle finanze si capisce come il problema sollevato dal consigliere nazionale ticinese sia giuridicamente controverso. La ministra delle finanze ha ribadito che - anche in virtù di questa situazione giuridicamente intricata - il problema deve essere risolto politicamente: "nel quadro dei negoziati in corso con l'Italia, il Consiglio federale si adopera per trovare una soluzione che crei chiarezza sulle condizioni per i contribuenti che detengono dei valori patrimoniali in Svizzera", ha concluso.

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SDA-ATS