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La Svizzera non avrà, almeno per ora, una hotline destinata a genitori, insegnanti, o a comuni cittadini, preoccupati per i giovani in via di radicalizzazione.

Con 70 voti a 110 e 4 astenuti, il Consiglio nazionale ha infatti respinto una mozione che chiedeva di approntare un servizio telefonico di questo tipo, sull'esempio di quanto fatto da alcuni paesi europei.

Bisogna essere coscienti che la minaccia per la Svizzera non è solo rappresentata da jihadisti che partono in Siria e che ritornano, ma anche da coloro che non sono mai partiti. I recenti attentati di Parigi e Copenaghen mostrano come i profili dei terroristi siano diversi, ha spiegato Edith Graf-Litscher (PS/TG) a nome della commissione.

Una hotline telefonica nazionale coordinata su scala nazionale - proposta dalla Commissione della politica di sicurezza - costituisce una misura importante per individuare precocemente le persone in via di radicalizzazione, ha spiegato la turgoviese. La task force interdipartimentale sul terrorismo verrebbe così rinforzata.

La consigliera federale Simonetta Sommaruga ha invece sostenuto che tale offerta non è per il momento necessaria. La ministra di giustizia e polizia ha ricordato che in Svizzera esistono già diversi servizi di consulenza, come ad esempio quelli di Pro Juventute, che permettono di rispondere a questo problema.

Le hotline esistenti sono inoltre più efficaci dato che sono già in contatto con la realtà locale. Sommaruga ha poi ricordato che, in caso di sospetti, si può chiamare il 117 (la polizia, ndr) e che il jihadismo non necessita di un trattamento particolare.

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SDA-ATS